La mamma del capitano Dotto avvicina la sedia alla bara del figlio, abbastanza perché la sua mano possa poggiarsi sul tricolore che avvolge il suo Alessandro. Un dolore misurato, composto , come quello che si respira nell’hangar dell’aerobase di Ghedi dove la comunità, in divisa o in abiti civili, abbraccia per l’ultima volta i ragazzi morti nel cielo delle Marche.
Sono le mamme a incarnare la forza del momento e lo strazio della perdita: quella di Mariangela Valentini lo racconta con gli occhi, azzurri e fieri come quelli della figlia; l’abbraccio della signora Franzese, chinata sulla bara, è il gesto premuroso per il figlio Paolo che l’ha resa nonna; il rosario stretto tra le dita della madre di Giuseppe Palminteri è il simbolo del raccoglimento e della preghiera.
E’ totale il silenzio all’interno dell’hangar, trasformato da area militare inaccessibile a spazio di condivisione e lacrime.
“Noi saliamo nella Tua luce per cantare, con il rombo dei nostri motori la Tua gloria e la nostra passione”: così recita la preghiera dell’aviatore alle spalle delle quattro bare partite in mattinata dall’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, dopo la benedizione del vescovo Giovanni Ercole.
A Ghedi le salme dei quattro avieri del Sesto Stormo che hanno perso la vita nello scontro tra i loro tornado il 19 agosto scorso, sono state ricevute poco dopo mezzogiorno con il picchetto d’onore, tra la commozione dei militari della base, il saluto delle autorità e il calore di parenti ed amici.
Alle 11 di oggi saranno celebrati i funerali, aperti alla popolazione, ma lontano dall’occhio indiscreto di macchine fotografiche e telecamere. Nella casa dei Diavoli Rossi l’addio ai quattro capitani, ultimo atto di questa tragedia dei cieli.
Giovanna Zenti


