Bassa

Il caso dei fanghi della Wte arriva in aula 5 anni dopo l’inizio dell’indagine costata un milione

Fissata per il 5 aprile l’udienza preliminare: chiesto il processo per 17 persone e 7 aziende
Gessi di defecazione da fanghi stoccati in un impianto Wte (foto dagli atti) - © www.giornaledibrescia.it
Gessi di defecazione da fanghi stoccati in un impianto Wte (foto dagli atti) - © www.giornaledibrescia.it
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Il fascicolo è passato dalle mani di tre pubblici ministeri. Alcuni reati contestati sono addirittura relativi a dodici anni fa. Il principale gruppo coinvolto è sotto amministrazione giudiziaria dall’aprile del 2021. Ora c’è una svolta.

Il caso Wte approda, finalmente, in aula. Il gip Cristian Colombo ha infatti fissato per il prossimo 5 aprile l’udienza preliminare a carico di 17 persone e sette aziende coinvolte nell’inchiesta sullo spargimento, tra gennaio 2018 e agosto 2019, di 150mila tonnellate di presunti fanghi illegali in terreni di 78 Comuni tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Al centro di un’indagine di 12 faldoni per migliaia di pagine di tra relazioni e intercettazioni e costata più di un milione di euro stando alle fatture liquidate e contenute agli atti, c’è la Wte, azienda bresciana con stabilimenti a Calvisano, Calcinato e Quinzano.

Le contestazioni

«Le indagini hanno consentito di accertare, inizialmente mediante video riprese all’esterno e all’interno del capannone di Calvisano, e poi mediante intercettazioni, perquisizioni e accertamenti riferiti a tutti e tre gli impianti, la smaccata violazione del processo di trattamento previsto dalla legge e delle autorizzazioni. E, si badi bene, non si parla di inottemperanza di prescrizioni marginali, ma di una gestione macroscopicamente difforme dal parametro legislativo e dalle autorizzazioni amministrative, che consta di una totale omissione del trattamento di recupero del rifiuto» scriveva il pm Mauro Leo Tenaglia nella sua richiesta di misura cautelare datata 12 febbraio 2021.

«Le modalità di perpetrazione del reato da parte della Wte - è l’ipotesi - si inquadra nel fenomeno della "Finta economia circolare" che risponde ad un cliché ben collaudato: una impresa si offre sul mercato per fare attività di recupero di rifiuti, che riceve da molteplici conferitori, ottenendo da questi ultimi lauti corrispettivi. Ma invece di trasformarli in un "non rifiuto", li cede senza aver completato il recupero, godendo di un ingiusto risparmio di costi a scapito dei principi di tutela e salvaguardia dell’ambiente, nonché in spregio ai doveri di leale concorrenza nei confronti degli imprenditori che effettuano correttamente il trattamento dei rifiuti» sintetizza il pm.

Tempi lunghi

Sulla scorta di questa ricostruzione, il gip Elena Stefana firmerà l’ordinanza di custodia cautelare il 27 aprile 2021 rigettando le domanda di applicazione della custodia cautelare in carcere per sei indagati e di domiciliari per altre tre. Firmando però il sequestro di tutti gli impianti della Wte e il blocco di undici milioni di euro riconducibili al gruppo guidato da Giuseppe Giustacchini, il principale indagato. Vengono contestati a vario titolo i reati di gestione illecita dei rifiuti e getto pericoloso di cose.

L’inchiesta è nata nel 2018, la prima ispezione è dell’11 settembre 2019, l’informativa finale dei carabinieri Forestali è del 18 dicembre 2020. Quando il pm Tenaglia ha già lasciato Brescia con l’inchiesta che passa al collega dell’antimafia Teodoro Catananti. Magistrato che il 7 dicembre 2021 firma la chiusura indagini, ma per la richiesta di rinvio a giudizio bisogna aspettare dieci mesi. Arriva il 20 settembre 2022. E siamo all’ultimo atto, cinque anni dopo il primo. Lo scorso 18 gennaio il gip ha fissato l’udienza preliminare. Il caso Wte entrerà in aula il 5 aprile.

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