Che lì ci fosse una discarica, gli enti lo sapevano da qualche tempo. Ma che quella discarica sarebbe ben presto diventata «il giallo ambientale» dei giorni nostri, nessuno lo aveva messo in conto. Soprattutto, a fare rimanere i team di tecnici (sì «i team», al plurale) a bocca aperta è una delle piste sul tavolo: il sospetto che quei veleni ignoti - rifiuti che finora non si è riusciti a classificare perché risultati negativi ad ogni sostanza testata - siano approdati nel Bresciano direttamente da Porto Marghera. E - per dirla con le parole di uno degli esperti che preferisce rimanere anonimo - «da Porto Marghera non solo non può arrivare niente di buono ma se, come pare, qualche carico ha raggiunto negli anni la nostra provincia, significa che ci è arrivato certamente in modo illecito».
Comune di Calcinato, cantiere Tav, acronimo di treno ad alta velocità. Nell’area dove stava l’ex canile, sottoterra, dormono da anni cumuli di rifiuti accatastati in una buca profonda ben sedici metri. Cepav Due (che si sta occupando dei lavori) era informata: i carotaggi andavano eseguiti e, se necessario, sarebbe dovuta seguire anche la bonifica delle aree per poter tradurre in pratica il progetto. Tutto era pianificato, anche il «fondo risanamento ambientale» per un eventuale intervento. Ma il quadro che i tecnici sia del dipartimento dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente - diretta da Fabio Cambielli - sia del team privato che si occupa dei rilievi si sono trovati di fronte è un unicum. Nessun campionamento restituisce un riscontro. Tradotto: non si riesce a capire a quali tipologie di sostanze ci si trovi di fronte. Un garbuglio di veleni tale da diventare un vero e proprio giallo, con «rifiuti fantasma» che rischiano di avere sulle spalle una storia tribolata. Una storia che (ri)legherebbe Brescia al traffico illegale di rifiuti e, soprattutto, al disastro di Porto Marghera.



