Pm10 nel 2025: a Brescia 27 giorni di superi, Rezzato peggio di Milano

La città resta sotto la soglia dei 35 giorni, prima volta dal 2010, anno in cui fu stabilito il limite dalla direttiva Ue. Appena fuori, tra cave e industrie, l’aria resta pesante. Così il report di Legambiente Lombardia
Il traffico incide sul peggioramento della qualità dell'aria - © www.giornaledibrescia.it
Il traffico incide sul peggioramento della qualità dell'aria - © www.giornaledibrescia.it
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A Brescia l’aria migliora, ma basta uscire dalla città per ritrovarsi in una cappa di inquinamento. È quanto emerge dal report annuale di Legambiente Lombardia, che fotografa un 2025 in chiaroscuro: la qualità media è in miglioramento, ma persistono forti criticità nelle aree di pianura. Rezzato, in particolare, chiude l’anno con il dato peggiore della regione: 69 giorni di superamento dei limiti di Pm 10, più di Milano (66) e di qualsiasi altro centro urbano lombardo. Un risultato che rovescia la geografia dell’emergenza ambientale, spostando il baricentro delle polveri sottili dai grandi centri alle periferie industriali.

Inversione di tendenza

Nel capoluogo, infatti, i numeri raccontano una inversione di tendenza: a Brescia i giorni oltre soglia sono stati «solo» 27, al di sotto del limite annuo di 35 fissato dalla normativa europea. È la prima volta che accade dal 2010, anno dell’entrata in vigore della direttiva. «I numeri smentiscono le previsioni pessimistiche di quanti, soprattutto nel governo regionale, da decenni proclamano l’impossibilità di raggiungere i livelli imposti dalle direttive europee - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. I dati del 2025 dimostrano fortunatamente il contrario».

I capoluoghi pedemontani - da Varese a Sondrio - sono ormai vicini agli obiettivi del 2030, mentre anche città complesse mostrano segnali positivi.

A Brescia l’Arpa ha registrato una media annua di Pm 10 pari a 25,7 microgrammi per metro cubo (il limite è 40 microgrammi), inferiore a quella di Milano (28,3) e Monza (27).

Fuori dai centri maggiori, però, i valori peggiorano. Il caso più emblematico è proprio Rezzato, dove, sottolinea Legambiente, oltre al traffico e alla vicinanza dell’autostrada, pesano cementifici, cave, impianti per la lavorazione della pietra: qui la media annua rilevata dalla centralina è di 33,6 microgrammi. Situazioni simili si riscontrano a Soresina, la «capitale lombarda del latte», che presenta la media annua più alta (37,6 microgrammi), e nei centri di Codogno, Cassano d’Adda e Crema.

Nuove centraline

«Per ciò che riguarda il particolato sottile - osserva Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia - sta ormai scomparendo l’importanza delle città. Se si escludono le aree più a ridosso di grandi arterie, le differenze nei valori delle polveri sembrano seguire fonti emissive non legate ai contesti urbani, in particolare le esalazioni che provengono dagli allevamenti».

Senonché le centraline Arpa, rimarcano gli ambientalisti, sono state pensate per le città e oggi lasciano scoperti interi territori. «Non esiste una sola centralina di misurazione delle polveri sottili in tutta la pianura compresa tra Oglio e Mincio - sottolinea Di Simine -. Occorre non solo aggiornare la rete territoriale delle centraline, così da produrre un quadro più fedele della situazione dell’aria nella parte di Lombardia afflitta da emissioni da allevamento intensivo, ma anche attivare un sistema sensoristico per inquinanti atmosferici come metano e ammoniaca, che fungono da precursori chimici delle polveri sottili in inverno e dell’ozono in estate».

Per Legambiente i margini di miglioramento ci sono, ma servono politiche più coraggiose: «Gli obiettivi Ue sono raggiungibili impegnandosi a ridurre concretamente la motorizzazione individuale ed elettrificando i veicoli, ma è necessario ridurre anche i capi allevati».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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