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«Il depuratore del Garda si faccia in fretta e si lasci in pace il lago»

Simone Bottura
A dirlo è Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità del Garda: «C’è un’oggettiva urgenza di riqualificare un sistema di depurazione che è datato»
Il depuratore di Peschiera - © www.giornaledibrescia.it
Il depuratore di Peschiera - © www.giornaledibrescia.it
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«Una nuova localizzazione per i depuratori del Garda bresciano? Va bene, purché li si faccia». A dirlo è Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità del Garda, e dunque voce univoca dei Comuni della riviera benacense. Ancora una volta la Comunità si guarda bene dall’entrare nel merito delle decisioni tecniche («Il progetto Gavardo-Montichiari – precisa Ceresa – non l’abbiamo proposto noi, ne abbiamo preso atto»), ma ribadisce la necessità, anzi l’urgenza dell’opera, considerata l’importanza strategica per l’uso potabile del corpo idrico del lago di Garda, che con un volume d’invaso di 49 milioni di km cubi custodisce il 40% del patrimonio nazionale di acqua dolce.

Le normative europee

Quanto alle indicazioni introdotte delle nuove normative europee in materia di depuratori e depurazione, Ceresa spiega: «Conosciamo da mesi questa problematica. A Gavardo gli spazi per gli impianti fotovoltaici necessari a garantire l’autonomia energetica del depuratore ci sono, a Montichiari no. Ma discutere di questo aspetto è prematuro, aspettiamo il progetto definitivo commissionato da Acque Bresciane, che sarà pronto entro fine anno. Vediamo cosa dicono gli esperti».

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Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità del Garda
Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità del Garda

La Comunità del Garda non intende sconfinare in ambiti tecnici che non sono di sua competenza. Ma ribadisce con fermezza quanto va ripetendo ormai da dieci anni: «Qualunque sia la scelta dal punto di vista tecnico sulla localizzazione degli impianti, si faccia in fretta, perché il tempo passa, le condotte invecchiano e c’è un’oggettiva urgenza di riqualificare un sistema di depurazione che è datato. Non si vogliono fare i depuratori a Gavardo e Montichiari? Nessun problema, si trovi un’altra opzione, purché sia suffragata da fondamenti scientifici e risponda alle condizioni stabilite dal Ministero, ovvero che le condotte sublacuali siano dismesse e che il lago non funga da corpo recettore delle acque reflue».

Esclusa l’ipotesi di continuare a mandare a Peschiera anche i reflui bresciani, resterebbe l’opzione Lonato che di tanto in tanto torna di moda (con corpo recettore il fiume Chiese).

Un'opera necessaria

Dopo anni di tira e molla, di scontri tra territori, di divisioni all’interno dei partiti, ricorsi e proteste, forse è tempo di decidere. «Perché – conclude Ceresa – anche se i lavori dovessero partire domani, ci vorranno 8-10 anni per concluderli». Per i sindaci gardesani, insomma, l’opera è necessaria, al di là delle scelte tecniche, e prioritaria rispetto ad ogni altra opera infrastrutturale.

Lo avevano ribadito anche nel 2023 approvando un ordine del giorno intitolato «Pacta sunt servanda» nel quale stava scritto: «L’impegno condiviso, assunto e sottoscritto dai territori veronesi e bresciani per la realizzazione del nuovo collettore del Garda va rispettato per il bene e per il futuro di tutte le comunità gardesane. Pacta sunt servanda nell’interesse del più importante bacino di acqua dolce d’Italia e d’Europa, dell’ecosistema, dei cittadini, degli operatori economici e dell’economia turistica».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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