Ambiente

Come i tulipani mandarono in rovina l’economia europea

Esemplari rari pagati quanto intere dimore di lusso e l’infezione trasmessa dagli afidi che diede vita alle varietà più ricercate del diciassettesimo secolo
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Originariamente il tulipano era solo rosso © www.giornaledibrescia.it
Originariamente il tulipano era solo rosso © www.giornaledibrescia.it

Tra poche settimane, quando la temperatura del terreno raggiungerà i 15°C sarà il momento giusto per piantare i bulbi primaverili. Tulipani, crochi, narcisi, scille, muscari verranno messi a dimora in piena terra o in vaso per poi esplodere di bellezza a scalare quando le temperature si faranno miti dopo l’inverno (che speriamo sia un vero inverno!).

Oggi queste operazioni sono banalissime: basta andare al supermercato per trovare i bulbi. Ma quando vi ritroverete in ginocchio per piantare le «cipolline» pensate a quanti dolori (non solo alla schiena!) hanno creato. In particolare i tulipani.

Semper Augustus, nel 1635 venne venduto per 6mila fiorini © www.giornaledibrescia.it
Semper Augustus, nel 1635 venne venduto per 6mila fiorini © www.giornaledibrescia.it

La prima crisi economica

La «Tulipomania», infatti, portò alla prima grande crisi economica della storia.

Il tulipano viene dall’Oriente, non si pensa dalla Turchia, ma da ancora più a est, dal Tian Shan, tra Cina e Tibet. Ma è nel paese del sultano Murad che venne apprezzato e coltivato per la prima volta. Già nel Trecento gli ottomani li utilizzavano come talismani contro la cattiva sorte e li ricamavano su stendardi e casacche, anche militari. Nel Cinquecento si era affermato come il tipico fiore turco. Ed è proprio in questo periodo, frequentando il Topkapi, che gli occidentali, per lo più ambasciatori, conobbero questo fiore. Poi toccò ai mercanti e i bulbi arrivarono in Europa. Nei porti, tra i rotoli di seta. Il primo tulipano fiorì nel nostro continente nel 1559, ad Augusta in Baviera, nel giardino di Johann Heinrich Herwart.

Un lungo viaggio

All’epoca di Maometto II i tulipani erano per lo più simili a quelli selvatici: stelo corto, corolla rotonda e per lo più rossi. Dai tempi di Solimano poi gli ottomani cominciarono a produrne nuove varietà. Nel 1630 a Istanbul c’erano un’ottantina di negozi di fiori e veri e propri import-export. Appena arrivati in Europa i preziosi bulbi vennero anche mangiati perché scambiati per cipolle. Ma erano poco saporiti.

Quasi subito si capì la bellezza del fiore: naturalisti e botanici se ne innamorarono, tra questi Konrad von Gesner di Zurigo, e fu Carol Clusius a studiare, coltivare e rendere popolari i tulipani. Fu chiamato anche a Vienna da Massimiliano II per realizzare un hortus che mettesse in ombra gli altri. E a nulla importava al sovrano che lo studioso fosse protestante. Non così al figlio, Rodolfo II, che gli successe. E così Clusius, al quale tra l’altro molti nobili rubarono i bulbi piantati nel giardino dell’imperatore, si trasferì prima a Francoforte e poi a Leida dove gli fu affidata una cattedra.

Time-Tulipomania, l'opera grafica dell’Atelier di pittura e design, 2011 © www.giornaledibrescia.it
Time-Tulipomania, l'opera grafica dell’Atelier di pittura e design, 2011 © www.giornaledibrescia.it

La mania

I tulipani soppiantarono le rose in popolarità: le cultivar nel 1600 erano più di cento. Ma le quantità ridotte. Il «Semper Augustus» era la varietà più ricercata, anche se non mancarono novità, incrociate da creare nuovi colori.

Nelle Provincie Unite i terreni strappati al mare si dimostrarono ottimi per la coltivazione dei tulipani e la cosiddetta «tulipomania» scoppiò: gli appassionati (disposti a pagare cifre da capogiro) chiedevano fiori sempre più rari e belli e i cittadini credettero di poter diventare ricchi commercializzandoli. E per un breve periodo fu anche vero.

Un'allegoria della follia collettiva di Hendrik Pot, 1640 © www.giornaledibrescia.it
Un'allegoria della follia collettiva di Hendrik Pot, 1640 © www.giornaledibrescia.it

Nel 1623 un bulbo di una varietà ricercata poteva costare anche un migliaio di fiorini olandesi quando il reddito medio annuo era di 150. I tulipani erano scambiati con terreni, bestiame e case.

L’apice di questa «follia verde» arrivò tra il dicembre del 1636 e il gennaio del 1637: per un «Semper Augustus» vennero pagate cifre che avrebbero permesso ad una famiglia di vivere con agio per metà della vita o acquistare un palazzo lussuoso. Alcuni commercianti vendevano bulbi appena piantati o quelli che avevano intenzione di piantare, era il cosiddetto «Commercio del vento». Gente comune chiese in prestito soldi per entrare nel business che presto crollò. Anche in questo caso per una sorta di «febbre», una paura diffusa che la domanda sarebbe presto crollata. Il resto è storia, ma dal 1636, il bulbo di tulipano diventò il quarto principale prodotto di esportazione dei Paesi Bassi dopo gin, aringhe e formaggio.

La curiosità

Le striature del famoso «Semper Augustus» erano causate dal Tulip breaking virus, il virus del mosaico del tulipano, un'infezione trasmessa dagli afidi che alterava la pigmentazione dei petali creando le apprezzatissime fiamme rosse e bianche.

Per saperne di più: «La febbre dei tulipani» di Mike Dash, ed. Bur saggi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ
Delitti Bresciani, il podcast del GdBDelitti Bresciani, il podcast del GdB

I grandi casi della cronaca nera e giudiziaria che hanno varcato i confini della provincia e sono diventati casi nazionali

ASCOLTA
SponsorizzatoEseb e Cape: 80 anni di impegno per l’edilizia brescianaEseb e Cape: 80 anni di impegno per l’edilizia bresciana

Venerdì 18 settembre una festa aperta alla città tra storia, competenze e futuro