Cariadeghe, anfibi a rischio estinzione a causa dei pesci rossi

Enrico Giustacchini
Alla Pozza del Meder uova rane e rospi in pericolo data la voracità della specie aliena
La Pozza del Meder - © www.giornaledibrescia.it
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Pozza del Meder senza pace. Alcuni anni fa, lo stagno situato nell’altopiano di Cariadeghe era stato gravemente inquinato dallo sversamento doloso di olio esausto. Nei giorni successivi, decine di volontari erano accorsi, anche da fuori provincia, per bonificare la pozza e ripulire, uno per uno, oltre 7mila anfibi, salvandoli da morte certa.

E adesso, ecco una nuova sciagura. A mettere a rischio la sopravvivenza di rane e rospi, non più l’olio bensì i pesci rossi. La scoperta si deve a un escursionista che, durante una passeggiata, ha scoperto che la superficie del laghetto – come pure quella di un’altra pozza più piccola, situata a valle a poche decine di metri di distanza – brulicava di questi ciprinidi.

«Sapevo che i pesci rossi sono molto voraci, e possono distruggere in breve tempo le uova degli anfibi e i girini appena nati – spiega –. Poiché siamo nella stagione riproduttiva, temo purtroppo che il danno sia oramai irreparabile. Ho segnalato la cosa ai carabinieri forestali di Gavardo, che mi hanno assicurato che avrebbero avviato tempestivamente un’indagine. L’introduzione nell’ambiente di specie aliene è infatti un reato, sia pure amministrativo e non penale».

La pozza del Meder, lo ricordiamo, benché non sia compresa nei confini del monumento naturale di Cariadeghe, è di notevole importanza per la salvaguardia degli anfibi, come del resto l’intero altopiano serlese, che non per nulla la Shi, la Societas Herpetologica Italica, ha proposto quale «zona speciale di conservazione e area di rilevanza erpetologica nazionale».

La presenza dei pesci rossi, che oltretutto si riproducono con grande facilità, sconvolge insomma inevitabilmente i delicati equilibri dello stagno. L’unico rimedio è quello di liberare lo stesso dai suoi ospiti abusivi. L’auspicio è che si riesca a organizzare quanto prima un intervento, magari potendo contare di nuovo, come in occasione dello sversamento d’olio, sul generoso apporto di volontari.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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