Al femminile

Un abito da sposa che faccia dire «wow»

«Per vincere l’avversione verso il ferro da stiro a volte serve un reality come “Abito da sposa cercasi”, un’anacronistica prova di abiti realizzata in una boutique di New York, in onda da quasi vent’anni
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

Una donna in abito da sposa
Una donna in abito da sposa

Sono bastati alcuni millenni per convincere gli uomini a collaborare nelle faccende domestiche. Anche loro adesso fanno la spesa, cucinano e partecipano all’accudimento dei figli. Solo il bucato, salvo qualche caso sporadico, continua a gravare come un compito quasi esclusivamente femminile.

È bene precisare che lavare a mano e stirare sono delle attività faticose e oltremodo noiose, soprattutto quando il vento afoso della vaporella, risalendo la montagna della biancheria, raggiunge il promontorio delle camicie. È più facile distrarre la voglia di smettere buttando ogni tanto l’occhio sulla televisione, aiutate da una vasta scelta di programmi «senza infamia e senza lode», confezionati da «Real time» per un pubblico americano medio che ci vengono propinati senza tenere conto della differenza culturale.

Mentre la piastra bollente distende le grinze dei panni, si possono seguire le trattative di due fratelli che vendono e ristrutturano case di legno, oppure ascoltare le storie di persone obese le quali, in cambio dei 30mila dollari necessari per essere sottoposte alle cure alimentari e all’intervento di chirurgia bariatrica, mostrano la sofferenza delle loro vite al limite. Per vincere l’avversione verso il ferro da stiro a volte serve un reality come: «Abito da sposa cercasi», un’anacronistica prova di abiti realizzata in una boutique di New York, in onda da quasi vent’anni.

Esiste una considerevole fascia di popolazione femminile americana ancora desiderosa di sfoggiare l’abito che renderà indimenticabile il loro matrimonio. Un vestito in pizzo di seta con o senza strascico che solo vedendolo le faccia esclamare: «wow, lo adoro!».Il costo può oscillare dai 1.500 ai 40mila dollari, ovviamente non si può lesinare sui sogni per vivere un giorno da favola. Di solito la scelta viene condivisa con madri, sorelle e amiche. Non è chiaro se quante si prestano alla ripresa televisiva abbiano diritto a sconti particolari che giustifichino una plateale esposizione. 

La distanza dalla realtà italiana è grande. Sottratte dal computo quante possono permettersi abiti nuziali firmati, truccatori, extension e shooting fotografico, le altre si ingegnano per adattare lo stile al loro portafoglio. «Tempo reale» in passato ha dato una visione «baccalaiola» delle spose e dei matrimoni italiani, terminata contestualmente con la chiusura del «Castello delle cerimonie». Anche sulla discutibile eleganza della versione americana ci sarebbe da ridire, benché chi segue distrattamente mentre stira il problema – alla fine – nemmeno se lo pone.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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