Al femminile

Mille euro per un biglietto del cinema: sarà il futuro?

Nel video ambientato nel 2050 si potrà scegliere tra un film realizzato con l’AI e uno nella versione organica, con il primo disponibile a soli 5 euro
Spettatori di un film al cinema
Spettatori di un film al cinema
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Mia figlia mi manda un link accompagnato dal messaggio: «Mamma, a te che piace il cinema potrebbe interessare». Si tratta di un breve video ambientato nel 2050 nel quale un uomo chiede un biglietto del cinema e il tizio alla cassa gli pone la domanda: «Vuole vedere il film realizzato con l’Intelligenza Artificiale o nella versione organica?». Alla domanda: «Che differenza c’è?», l’addetto risponde laconicamente. «L’adattamento creato da AI costa cinque euro, quello normale mille».

La questione è semplice, l’impiego di attori in carne ed ossa ha un costo di gran lunga superiore all’energia impiegata per realizzare un film con sceneggiatori, fonici e registi virtuali. Un film prodotto con AI può contenere ulteriormente i costi inserendo delle pubblicità, mentre la versione naturale ne è priva e le scene sono girate da attori veri come si faceva un tempo. È ovvio che lo spettatore scelga la soluzione più conveniente. Solo un esibizionista in vena di riccanza potrebbe spendere una cifra blu per ingannare il tempo un pomeriggio.

La scena finale del video mostra lo spettatore sconcertato, seduto in una sala di poltrone in velluto rosso vuote, mentre sullo schermo il film viene continuamente interrotto da martellanti pubblicità di bibite e snack da inzuppare nella salsa barbecue.

Quella che oggi è presentata come una realtà anticipata di 25 anni ti fa quasi tenerezza, se immagini seriamente cosa cambierà nei prossimi cinque lustri. Oggi un lustro (5 anni) è diventato un tempo allargato, difficile da chiudere in una certezza o da una definizione. Se il 1900 è stato qualificato come «il secolo breve», il XXI secolo, dove le cose cambiano a una velocità mai vista, potrà essere solo brevissimo.

Prima dell’era digitale le immagini e i suoni dei film venivano trasportati con le onde radio. Se nello spazio qualcuno adesso è in ascolto spero proprio che possa conoscere la nostra civiltà attraverso i Maestri di quella filmografia che, raccontando storie d’amore, di pace e di guerra hanno realizzato dei capolavori.

Il cinema è ancora la settima Arte, la sua capacità di unire le altre non può essere triturata dentro un frullatore virtuale. La trasposizione filmica è fatta di sguardi, di dialoghi, di storie vere o inventate, raccontate attraverso una cinepresa dietro la quale ci sono occhi e intelligenze naturali che vedono prima degli altri l’orizzonte del mondo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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