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L'INTERVISTA

Rapimento Giacomini, parla l'ex moglie del sequestratore


Valsabbia
23 gen 2019, 17:00
Angela Insonni, ex moglie del sequestratore di Villanuova - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Angela Insonni, ex moglie del sequestratore di Villanuova - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

«Entrate, vi faccio un caffè...». La mattinata è tersa in via Castello, l’aria è fredda dove abita Angela Insonni, ex moglie di Abdeleouahed Haida, l’uomo che per due giorni ha tenuto in ostaggio il 45enne Mirko Giacomini.

«La nostra storia è finita ad agosto - racconta Angela, che a tratti non riesce a trattenere le lacrime ripensando a quanto accaduto -: il matrimonio è stato celebrato nel 2015, dopo dieci anni di convivenza. L’ho sposato per aiutarlo, per fargli avere il permesso di soggiorno e perché era il mio compagno». Sono anni complessi, anni in cui chi lo conosce lo ricorda come cameriere in una pizzeria. «Posto che con la crisi ha poi perso, passando a impieghi saltuari. Passava intere giornate sul divano, davanti alla tv, a guardare serie come Csi. Poi sono arrivate varie multe, prese con la mia auto. Ad agosto gli ho proibito di continuare ad usare la Hyundai. Allora per l’ennesima volta mi ha picchiata. Duramente...».

 

Il sequestrato e l’ingresso del sottotetto dove sono entrati - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

 

Da lì Angela si è rivolta ai Servizi sociali del Comune, senza che il marito lo sapesse, depositando una richiesta di separazione: «Non ne potevo più: ad agosto è finito il contratto interinale alla Saf e col contratto i soldi. La casa mi costa 350 euro al mese e non possiamo saltare. Un mese fa lui venne qui e mi gettò sul tavolo i soldi per l’affitto. Lo cacciai, ribadendo che la storia era finita per le botte. Allora mi schiaffeggiò dicendo che non lo avrebbe accettato... poi il resto lo sapete».

Angela racconta il suo personale incubo con grande dignità, ricostruendo alcuni fatti con precisione. «Mirko l’ho conosciuto in fabbrica - spiega - . Talvolta mi accompagnava a casa. Ma non c’è mai stato nulla. Non una pizza, si figuri un bacio! Lui poi è una persona semplice e gentile». Poi torna a quanto successo pochi giorni fa: «Mentre Haida mi picchiava e mi puntava contro la pistola premendo due, tre, quattro volte il grilletto, Mirko era seduto sul divano e mangiava cracker. Era impietrito e quasi nemmeno si è spostato quando a finire sotto il fuoco dell’arma è stato lui, mentre io fuggivo dai carabinieri». Ora Angela guarda avanti: «Devo farlo, lo devo a me stessa. Devo trovare un lavoro innanzitutto e il resto, con la serenità, verrà da solo».

 

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