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L'INCHIESTA

Picchiata e gettata nel canale: «Jessica poteva essere salvata»

Redazione Web

Valsabbia
28 dic 2019, 20:09
Gli accertamenti degli inquirenti in casa di uno degli indagati - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Gli accertamenti degli inquirenti in casa di uno degli indagati - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Il padre non ha mai avuto dubbi. «Non si è uccisa, me l'hanno uccisa» ripete Giovanni Mantovani dallo scorso 12 giugno. Giorno in cui ha visto per l'ultima volta sua figlia Jessica, 37 anni, trovata senza vita tra le grate della centrale idroelettrica di Prevalle.

A sostenere il pensiero del padre ora, dopo l'autopsia, c'è anche una consulenza di parte. «La frattura del naso, la lacerazione delle labbra sono state provocate da percosse; analoga spiegazione può avere la frattura delle costole», scrive il professor Andrea Gentilomo, direttore della scuola di Specializzazione in medicina legale dell'Università di Milano. La donna quella sera ha assunto cocaina, «un dosaggio discretamente elevato, ma non letale», e sarebbe stata colpita «con calci e pugni e trascinata ancora viva nel corso d'acqua», secondo le ricostruzioni mediche. La vittima è stata trovata in posizione fetale con un cuscino stretto tra le mani. 

«Così la situazione diventa ancora più grave perché vuol dire che Jessica poteva essere salvata», commenta il padre. «Sapevo che non era annegata perché mio fratello è morto 43 ani fa, a 25, proprio annegando in un fiume e il suo cadavere non era nelle stesse condizioni di quello di mia figlia» spiega Giovanni Mantovani. «Ogni giorno ripenso a quella sera in cui mi chiamò per andare a prenderla. Le dissi che sarei arrivato entro un'ora. Fossi arrivato subito oggi sarebbe ancora viva», sono le parole del genitore che non riesce a trovare pace. 

Jessica Mantovani ha trascorso la sua ultima serata a casa di Giancarlo Bresciani, 50enne, indagato a piede libero per omicidio volontario e distruzione di cadavere. Così come Marco Zocca, 23 anni. Nella sua auto i carabinieri hanno trovato tracce di sangue nel baule e un paio di occhiali da vista sotto ad un sedile. Il sostituto procuratore Gianluca Grippo ha inviato tutti i reperti ai Ris di Parma nelle scorse settimane. «I Ris dovranno darci tutte le risposte e spero che le indagini possano accelerare con l'inizio del nuovo anno», è l'auspicio del padre della vittima che era madre di un bambino di dieci anni affidato all'ex compagno. «Purtroppo - aggiunge - mia figlia frequentava la casa di uno degli indagati per procurarsi la droga, ma non riesco proprio a capire che cosa sia successo quella maledetta sera».

 

 

 

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