Valsabbia

Operaio rapito: un giallo che dura da 36 ore

La vicenda, nelle ricostruzioni fatte da chi indaga è molto chiara nella prima fase e poi avvolta totalmente dal mistero nella seconda
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

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UNA GIORNATA DI RICERCHE

Un giallo che dura da 36 ore. Una vicenda che nelle ricostruzioni fatte da chi indaga è molto chiara nella prima fase e poi avvolta totalmente dal mistero nella seconda.

Grazie alla preziosa testimonianza di Daniele, collega di Mirko Giacomini, e primo dipendente della Saf rapito da Abdeleouahed Haida gli uomini in divisa hanno ricostruito le tempistiche dell'aggressione con la minaccia della pistola, il tragitto per arrivare a casa di Mirko Giacomini, il vero obiettivo del rapimento, e poi l'arrivo al santuario di Prandaglio prima che i due uomini sparissero nei boschi.

Una vicenda che sembra ormai certo sia legata alla gelosia. Giacomini, infatti, è collega di lavoro dell'ex moglie del 37enne marocchino e in qualche occasione, dato che lei non possiede una auto, l'ha accompagnata a casa. L'ex marito si sarebbe però convinto che i due abbiano una relazione e questo ha scatenato il doppio rapimento.

Da allora le ricerche proseguono senza esito e senza che si sappia di indizi che possano indirizzare le battute. In mattinata si è tenuto un vertice in a Palazzo Broletto in cui il Prefetto ha sollecitato tutte le forze dell'ordine a fornire uomini e mezzi di supporto all'Arma dei Carabinieri ma anche innalzato il livello dello ricerche. Il sequestratore è armato e pericoloso: sulle sue tracce solo professionisti armati. Nessun volontario. È troppo pericoloso. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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