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IL DRAMMA

Iuschra, i volontari di Serle non si vogliono arrendere


Valsabbia
10 ago 2018, 06:10

Un miracolo. Questo servirebbe per riuscire a rivedere il visetto di Iuschra far capolino nel sottobosco di Cariadeghe, dopo 22 giorni di scomparsa e sconcerto. Un miracolo a cui crede il padre Mdliton che nella sua disperazione fa anche appello ad eventuali rapitori «rilascino la piccola...».

Un miracolo in cui sperano le decine di volontari che da qualche giorno si alternano battendo valloni, boschi e crinali alla ricerca della ragazzina fuggita il 18 luglio dalla comitiva di ragazzini per una gita sull’altopiano. Un filo di speranza che per quanto possa essere flebile lega una quantità incredibile di persone, dove la caparbietà nelle ricerche si sostituisce alla rassegnazione di una scomparsa misteriosa.

Un sentimento comune in questi volontari. «Uomini e donne prevalentemente della zona che da qualche giorno si alternano e ripercorrono i sentieri, le doline, le mille asperità di pietra, noccioli e fango che potrebbero celare tracce della ragazzina», come spiega una Gev residente a Serle, autorizzata dalla Polizia Provinciale a far da guida lungo i sentieri ai molti volontari. «Lo facciamo come padri di famiglia, come amici che si sentono legati da un comune sentire. Non ci sono istituzioni che coordinano. Lo facciamo perché sentiamo di doverlo fare, perché quella piccola non sia lasciata sola».

Lo hanno ribadito ieri alla troupe televisiva di Raiuno, guidata da Carlotta Ricci di «Unomattina», che ha focalizzato i propri obiettivi sulla scomparsa di Iuschra. «Un dramma che non è solo locale, ma una storia che tocca da vicino moltissime persone», ha detto la giornalista, raccogliendo i pareri di chi si è raccolto al rifugio Ruchì. E davanti alle telecamere Rai per la diretta di ieri mattina, dalle 8.30, dalla casa del padre Mdliton Gazi, sono sfilati molti dei volti che hanno animato le ricerche in questi 22 giorni.

In rappresentanza dei soccorritori sono state le guardie volontarie della Provincia a guidare i tecnici Rai nei luoghi in cui Iuschra è stata vista: dalla stradina in cui ha incontrato una persona che passeggiava con i cani, ai luoghi che per molti aspetti hanno costituito lo sfondo della vicenda. Il laghetto dei rospi, le cavità aperte dalla pioggia battente della sera del 19 luglio, gli inghiottitoi in cui si sono calati e si calano i volontari: «Serle non è un buco nero, dobbiamo trovarla» ribattono i volontari. Le battute continuano e il filo della speranza si avvolge a tessere l’idea che un miracolo, nonostante tutto, possa ancora essere possibile.

 

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