Valsabbia

«Dicono che ha attivato un’offerta, ma mio marito era già morto»

La vedova di un artigiano 65enne di Paitone, morto di Covid, è in guerra con il gestore telefonico Tim
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Mirella mostra i documenti scambiati con la Tim - Foto © www.giornaledibrescia.it
Mirella mostra i documenti scambiati con la Tim - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Mio marito era già morto da un mese. Non poteva attivare o disattivare nessuna offerta, il Covid me lo aveva già portato via. Eppure il gestore, Tim, continua a chiedermi di pagare le rate per 24 mesi». Trattiene a stento le lacrime, nelle quali si mischiano dolore e rabbia, la signora Mirella, vedova 62enne di Paitone, che da mesi sta combattendo una battaglia contro il gestore telefonico di cui era cliente l’officina meccanica del marito e che, come dimostrano i documenti che mostra, ha attivato un'offerta da 41 euro al mese quando il titolare del contratto era già morto.

Una guerra di mail e raccomandate di cui avrebbe fatto volentieri a meno in una fase in cui la sua vita è stata letteralmente travolta da una tragedia inattesa e terribile. Alla fine del 2020 il marito si è ammalato di Covid e dopo due mesi di ospedale, il 13 febbraio, è deceduto. L’uomo era titolare di una ditta individuale e la moglie si è fatta carico di saldare tutte le questioni aperte chiudere ogni pendenza e fornitura, compresa la linea telefonica e dati. Ad aprile ha pagato la bolletta che, oltre agli ultimi consumi «prevedeva anche le spese di chiusura della linea e cessazione del servizio. Tutti soldi che gli dovevo per servizio che hanno effettivamente erogato all’azienda di mio marito e ho pagato». Ma nella stessa bolletta «c’era la prima di 24 rate per un contratto fedeltà attivato a marzo che nessuno di noi aveva chiesto e che nessuno stava utilizzando».

È iniziata così una trafila fatta di telefonate ed email in cui la donna ha pazientemente spiegato quando accaduto e inviando anche il certificato di morte del marito. L’azienda telefonica ha però risposto che, dalle loro verifiche, risultava che nessuno aveva disdetto l'offerta: «Loro insomma hanno avuto il silenzio assenso e hanno fatto partire il contratto. Ma mio marito era già deceduto, non poteva dare consensi o rifiuti e certamente non poteva utilizzare servizi di telefonia». Ai reclami e ai solleciti della vedova l’azienda ha risposto con i bollettini e la donna, esasperata, ha deciso di rivolgersi anche ai carabinieri: «Adesso non ho più mio marito, non ho l’azienda, non ho più neppure la linea del telefono, non voglio pagare cose che non uso». Una posizione ragionevole: «Ci sono servizi che l’officina ha usato quando era aperta, che mio marito aveva sottoscritto e che pagherò fino alla scadenza. Ma qui mi sento calpestata e non ho intenzione di cedere».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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