Valcamonica

Omicidio Ziliani: «L'immaturità affettiva ha scatenato l'odio»

Così la psicoterapeuta Anna Maria Della Vedova, che dice: «Il movente economico da solo non basta a giustificare un atto simile»
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L'appello delle figlie di Laura Ziliani a Chi l'ha visto? su Rai3

Il mito e la storia. Da Edipo, Elettra e Medea, eroi della mitologia greca evocati per dare un nome all’indicibile, alla realtà di un dolore e di uno sgomento che hanno lastricato le strade che da Brescia portano in Alta Valle e ritorno. Aver ucciso la loro madre per ragioni economiche è l’accusa per la quale da venerdì mattina sono in carcere due delle tre figlie di Laura Ziliani. Può, il denaro, portare a tanto? Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Anna Maria Della Vedova, docente alla «già» facoltà di Psicologia generale dell’Università statale di Brescia.

Una riflessione che trae solo spunto dal fatto di cronaca e che va oltre. Partendo dagli equilibri che si sviluppano all’interno di una famiglia focalizza l’attenzione proprio su quel complesso di Elettra che fa sviluppare alla figlia la fantasia di eliminare la figura materna.

«Il movente economico può essere solo la base di un’azione primitiva estrema come quella che porta all’uccisione della propria madre - spiega l’esperta -. Del resto, se bastasse il motivo economico, il numero dei genitori assassinati dai figli sarebbe drammaticamente maggiore. Per questo è necessario andare oltre, per capire. O, almeno, per cercare una spiegazione che non può prescindere, appunto, dalle dinamiche interne ad una famiglia. Realtà in cui l’odio cresce alimentato da forme di esclusione che si intrecciano con aspetti affettivi e, perché no, anche economici. Del resto, in psicanalisi la questione economica ha un valore molto alto, perché questo aspetto è metafora del dono affettivo». Oltre il fatto di cronaca, per spiegare l’innescarsi di «dinamiche di gelosia irrisolte».

«Di casi in cui la bambina cresce e, per essere donna, deve essere autorizzata dallo sguardo della madre - continua Della Vedova -. Se il rapporto è difficile, non si supera la fase adolescenziale di amore-odio e si resta ancorate a meccanismi sopiti che possono riemergere in qualsiasi momento. Si uccide quando non si riesce a vivere l’emotività in modo maturo e la mente non può più contenere la dinamica primitiva di odio».

Poi, dopo aver ucciso la madre, come si può continuare a vivere? «Si rimuove, in psicanalisi si chiama scissione. Lo si può fare solo se non si è diventati adulti. È un meccanismo di difesa primitivo, appunto, che riscontriamo in chi è immaturo affettivamente o in un bambino piccolo per il quale la realtà è bianca o nera. Scindere significa tagliare fuori dalla propria vita affettiva l’omicidio. Una difesa necessaria per non impazzire, ed è quel che accade a chi ad un certo punto si rende conto di essere una matricida e viene sopraffatta da dolore e rimorso».

 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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