Il mito e la storia. Da Edipo, Elettra e Medea, eroi della mitologia greca evocati per dare un nome all’indicibile, alla realtà di un dolore e di uno sgomento che hanno lastricato le strade che da Brescia portano in Alta Valle e ritorno. Aver ucciso la loro madre per ragioni economiche è l’accusa per la quale da venerdì mattina sono in carcere due delle tre figlie di Laura Ziliani. Può, il denaro, portare a tanto? Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Anna Maria Della Vedova, docente alla «già» facoltà di Psicologia generale dell’Università statale di Brescia.
Una riflessione che trae solo spunto dal fatto di cronaca e che va oltre. Partendo dagli equilibri che si sviluppano all’interno di una famiglia focalizza l’attenzione proprio su quel complesso di Elettra che fa sviluppare alla figlia la fantasia di eliminare la figura materna.
Poi, dopo aver ucciso la madre, come si può continuare a vivere? «Si rimuove, in psicanalisi si chiama scissione. Lo si può fare solo se non si è diventati adulti. È un meccanismo di difesa primitivo, appunto, che riscontriamo in chi è immaturo affettivamente o in un bambino piccolo per il quale la realtà è bianca o nera. Scindere significa tagliare fuori dalla propria vita affettiva l’omicidio. Una difesa necessaria per non impazzire, ed è quel che accade a chi ad un certo punto si rende conto di essere una matricida e viene sopraffatta da dolore e rimorso».


