Valcamonica

Omicidio Carol Maltesi, le analogie con Gatti e Fabrizio Pasini

Il cadavere sezionato e abbandonato come quelli dei coniugi Donegani nel 2005. Ma anche i messaggi dell'assassino come con Manuela Bailo
Guglielmo Gatti uccise gli zii Aldo e Luisa Donegani nel 2005 - Foto © www.giornaledibrescia.it
Guglielmo Gatti uccise gli zii Aldo e Luisa Donegani nel 2005 - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Atroce e macabro. Ancor più di quanto fece Guglielmo Gatti. L’omicidio di Carol Maltesi ha rimandato, fin da subito, alla storia del nipote che nell’estate del 2005 uccise e fece a pezzi gli zii Aldo e Luisa Donegani. Per i resti umani abbandonati come immondizia in sacchi neri, le cesoie utilizzate e la Vallecamonica come ultima tappa di un piano inquietante.

«Il garage della mattanza» di ieri, per dirla con le parole dell’allora procuratore capo Giancarlo Tarquini, è oggi la camera da letto dell’appartamento in via Melzi a Rescaldina, nel Milanese, dove la 26enne italo-olandese è stata colpita alla testa con un martello e poi sezionata in 15 pezzi con una precisione definita chirurgica. Gatti si liberò dei resti degli zii nell’arco di 48 ore, prima a Provaglio d’Iseo, già la mattina successiva al delitto, e poi al passo del Vivione lunedì primo agosto, quando sulla strada del ritorno incrociò in auto il ragazzino che, vedendolo poi in tivù, lo aveva riconosciuto, diventando il testimone chiave.

I carabinieri della Scientifica davanti a casa Donegani
I carabinieri della Scientifica davanti a casa Donegani

Davide Fontana ha invece aspettato due mesi prima di occultare quello che rimaneva del corpo della sua vittima e ancora non è chiaro perché abbia fatto passare tanto tempo e perché proprio domenica 30 marzo abbia deciso di salire le strade della Vallecamonica fino a Borno passando dalla Val di Scalve. Conosceva il paese perché lo frequentava da ragazzino, così come Gatti era tornato al Vivione dove andava da bambino con il padre. Nei luoghi del passato felice per provare a cancellare il presente macabro ed evitare un futuro dietro le sbarre.

«Gli zii? Forse sono andati a fare una gita da qualche parte» aveva raccontato il nipote dei coniugi Donegani nei primi giorni delle ricerche davanti alle telecamere di mezza Italia. Davide Fontana ha invece usato il telefono della sua vittima per confondere le acque e depistare parenti e amici. Ma anche per pagare l’affitto di casa della donna e far credere a tutti che Carol Maltesi fosse ancora viva. Fino all’ultimo momento chattava con il nome della 26enne.

Manuela Bailo, 35 anni -  Foto © www.giornaledibrescia.it
Manuela Bailo, 35 anni - Foto © www.giornaledibrescia.it

Analogia con un altro omicidio avvenuto in provincia di Brescia. Quello di Manuela Bailo, la 35enne di Nave uccisa dal collega sindacalista e amante Fabrizio Pasini nell’estate del 2018. Ammazzata ad Ospitaletto, nella cantina della casa della madre di Pasini, il corpo venne fatto ritrovare dallo stesso assassino in una vasca del letame nelle campagne di Cremona. E mentre la famiglia e le amiche cercavano Manuela in quei giorni di fine luglio 2018, lui utilizzava il suo cellulare e inviava messaggi WhatsApp prima di liberarsi del telefono per andare due settimane in vacanza in Sardegna con moglie e figli. Si era finto Manuela anche nel giorno in cui si liberò del corpo della 34enne e alla mamma della ragazza scrisse: «Oggi e domani non ci sono a pranzo». Lui scriveva, mentre Manuela era già morta. Come Davide Fontana con Carol Maltesi.

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