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LA GIORNATA

L'adunata degli Alpini camuni: Covid archiviato, si punta sui giovani

Giuliana Mossoni

Valcamonica
18 set 2022, 19:30
LA VALLE CAMONICA ABBRACCIA GLI ALPINI

Amicizia ritrovata. C'è stata soprattutto amicizia, nella giornata conclusiva della quarta adunata sezionale dell’Ana di Vallecamonica. Le penne nere camune nel fine settimana si sono ritrovate, a quattro anni dall’ultima sezionale, a Capo di Ponte dove, finalmente, hanno potuto di nuovo sfilare, cantare, incontrarsi ed esprimere in presenza il profondo legame che lega un alpino all’altro, un gruppo all’altro, una sezione ai suoi soci. 

«A come alpini e A come amicizia», ha detto qualcuno nei discorsi ufficiali, e si è respirata davvero tanta amicizia sui volti e nei gesti di tutti  nelle celebrazioni conclusive della tre giorni alpina. Un bel cielo azzurro, con il sole caldo a riscaldare gli animi, ha accolto la sezione Ana di Vallecamonica, con il presidente Ciro Ballardini alla sua prima sezionale, i 67 gruppi di cui si compone, centinaia di penne nere da tutta la Valle e anche da fuori, compresi i responsabili delle sezioni sorelle di Brescia e di Salò e i membri del consiglio nazionale. 

La giornata

Si è partiti, come sempre, con gli onori al gonfalone del Comune ospitante e al vessillo della sezione, accompagnato dai gagliardetti dei tre gruppi di Capo di Ponte, Cemmo e Pescarzo. Quindi l’alzabandiera e i saluti alla patria, sempre accompagnati dalle note delle fanfara. Dal palco, allestito nel cuore del paese, Ballardini, undicesimo presidente Ana camuno, ha ricordato gli ultimi difficili anni e la fatica nel riorganizzarsi. «Ora però, finalmente, riusciamo a dare voce agli alpini camuni - ha affermato -, che oggi vogliono incontrarsi per questo appuntamento associativo. Capo di Ponte non è stato scelto a caso: il gruppo è nato ancora prima della sezione, tra i primi dieci in Italia.

E poi qui è nata la civiltà camuna raccontata dalle incisioni. I tre capigruppo ci hanno messo anima e cuore, un impegno encomiabile per il paese e per tutti, perché c’era davvero bisogno di ritrovarsi. Ricordo però che gli alpini non finiscono mai di lavorare, domani inizia il nostro primo campo scuola con i giovani a Bienno: per sperare di avere un futuro si deve per forza avvicinare i ragazzi. Speriamo che ce ne siano altri».

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