Valcamonica

In Valcamonica si studia la caigua, arbusto che fa bene alla salute

Il progetto dell’Università della montagna punta a indagare le proprietà della pianta officinale. A Darfo i primi quattro campi sperimentali
Uno dei campi sperimentali di caigua a Darfo - © www.giornaledibrescia.it
Uno dei campi sperimentali di caigua a Darfo - © www.giornaledibrescia.it

La caigua è una pianta simile a un cetriolo diffusa nelle valli alpine: in Valcamonica è conosciuta col nome di «ciuenlai» o «milione-miliun», per la sua elevata produttività. È un arbusto officinale i cui principi attivi (molti dei quali non ancora investigati) avrebbero diversi effetti benefici sulla salute umana, per le loro proprietà antinfiammatorie, ipoglicemizzanti e per l’azione regolatrice del metabolismo dei lipidi che permette di abbassare i valori di colesterolo e trigliceridi nel sangue.

Il progetto

Anche per questi motivi l’Università della montagna di Edolo ha avviato lo studio «Caigua - Caratterizzazione di cultivar di caigua della Lombardia per la conservazione e la valorizzazione di risorse agro-alimentari e officinali innovative», al fine di analizzare le caratteristiche agronomiche, fitochimiche-nutrizionali e medicinali delle popolazioni di caigua lombarde.

Il primo passo è stato l’allestimento, nelle scorse settimane, dei primi quattro campi sperimentali con altrettante varietà di caigua a Darfo, in collaborazione con l’azienda agricola Il castagneto di Piancamuno. Nei prossimi mesi gli appezzamenti saranno monitorati per comprendere quali siano le tecniche di coltivazione più efficaci ai fini produttivi. I materiali saranno analizzati dal dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dell’Università di Siena, partner di progetto, in modo da fornire alle aziende agricole locali delle linee guida e dare vita a una filiera agroalimentare o erboristico-medicinale che contribuisca al mantenimento dell’agro-biodiversità.

La caigua è originaria delle zone montane del Sudamerica (Perù ed Ecuador), è coltivata in Valcamonica da oltre cinquant’anni e consumata come verdura fresca. Sarebbe stata importata da emigranti di ritorno dalle Americhe: produce piccoli fiori gialli e un frutto allungato verde, con polpa bianca e semi neri. In Lombardia il frutto è consumato crudo o cotto oppure conservato sottaceto e sottolio. Da tempo è studiato per le sue proprietà, per verificare se realmente possieda doti antinfiammatorie e di riduzione della glicemia.

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