Giro di fatture false da 160 milioni: il cassiere camuno resta in carcere

Di lui il gip scrive: «Aveva il delicato ruolo di movimentare somme di denaro. Si trattava quindi di un soggetto che godeva dell’assoluta fiducia dei capi». Per chi indaga Roberto De Pedro, 40enne di Paspardo, è il cassiere del presunto gruppo criminale capeggiato dai fratelli Massimiliano e Federico Borghesi, capaci di creare un giro di fatture false da 160 milioni di euro.
De Pedro aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare che lo ha portato in carcere il 3 luglio scorso, ma il Riesame ha rigettato l’istanza. De Pedro, che nell’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere, resta dunque in cella. A casa dei genitori la Guardia di Finanza aveva trovato una valigia piena di soldi: un milione di euro in banconote da 50. Una montagna di denaro che, secondo le indagini, il gruppo recuperava - per poi alimentare le fatture per operazioni inesistenti - nei quartieri della Chinatown milanese. «La concreta capacità del gruppo di procurarsi tempestivamente somme liquide costituiva mezzo formidabile per assicurare il successo degli affari criminosi del sodalizio» ritengono gli inquirenti. De Pedro, difeso dall’avvocato Giampiero Maffi, stando alle carte dell’inchiesta, avrebbe incassato una commissione dell’8% dell’importo delle fatture. «Ha dato prova di essere profondamente coinvolto nella gestione dell’attività e di detenere, in una certa misura, potere decisionale».
Se per De Pedro la misura cautelare non cambia, lo stesso non vale per un altro dei dieci arrestati nell’ambito dell’inchiesta dei pm Carlotta Bernardini e Benedetta Callea. Claudio Romellini, 35enne di Rodengo Saiano, non è più agli arresti domiciliari ristretti. Il Riesame ha infatti accolto l’istanza del suo legale, l’avvocato Andrea Puccio, e ha disposto l’obbligo di dimora. Nella prospettazione accusatoria Romellini era l’uomo che tra Lombardia e Piemonte «restituiva alle aziende interlocutrici del gruppo le somme in contanti loro spettanti dopo il pagamento delle fatture false». Un ruolo ritenuto dal gip «delicatissimo e cruciale. Nevralgico per la vita e la sopravvivenza dell’associazione a delinquere».
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