Di lui il gip scrive: «Aveva il delicato ruolo di movimentare somme di denaro. Si trattava quindi di un soggetto che godeva dell’assoluta fiducia dei capi». Per chi indaga Roberto De Pedro, 40enne di Paspardo, è il cassiere del presunto gruppo criminale capeggiato dai fratelli Massimiliano e Federico Borghesi, capaci di creare un giro di fatture false da 160 milioni di euro.
De Pedro aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare che lo ha portato in carcere il 3 luglio scorso, ma il Riesame ha rigettato l’istanza. De Pedro, che nell’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere, resta dunque in cella. A casa dei genitori la Guardia di Finanza aveva trovato una valigia piena di soldi: un milione di euro in banconote da 50. Una montagna di denaro che, secondo le indagini, il gruppo recuperava - per poi alimentare le fatture per operazioni inesistenti - nei quartieri della Chinatown milanese. «La concreta capacità del gruppo di procurarsi tempestivamente somme liquide costituiva mezzo formidabile per assicurare il successo degli affari criminosi del sodalizio» ritengono gli inquirenti. De Pedro, difeso dall’avvocato Giampiero Maffi, stando alle carte dell’inchiesta, avrebbe incassato una commissione dell’8% dell’importo delle fatture. «Ha dato prova di essere profondamente coinvolto nella gestione dell’attività e di detenere, in una certa misura, potere decisionale».




