Il gruppo aveva una peculiarità. «La concreta capacità – si legge dagli atti - di procurarsi tempestivamente somme liquide che costituiva mezzo formidabile per assicurare il successo degli affari criminosi del sodalizio». E spesso il denaro arrivava dai quartieri cinesi di Milano. É quanto emerge dalle oltre 160 pagine di ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere cinque persone e quattro ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza su un presunto giro di fatture false da oltre 160 milioni di euro. Con 80 persone complessivamente indagate tra cui 22 bresciane o comunque residenti in provincia.
Per gli inquirenti le redini del malaffare erano nelle mani dei fratelli Massimiliano e Federico Borghesi, a capo della B-Metal che – sostiene il gip – «pur essendo effettivamente operativa sul mercato nel commercio dei metalli, si sarebbe dedicata anche alla emissione di fatture oggettivamente inesistenti a beneficio di fittizie aziende clienti».




