Un'enorme quantità di pioggia - fenomeno che da qualche anno siamo abituati a chiamare «bomba d'acqua» o «cella» - che si è abbattuta in pochissimo tempo su una piccola porzione di territorio scosceso di montagna. Ad aggravare una situazione, già di per sé eccezionale, c'è poi un terreno secchissimo, con una sorta di crosta in superficie che impedisce alla pioggia di penetrare nel profondo e che, di conseguenza, fa confluire nei torrenti ancora più acqua.
Cos'è successo
I tre torrenti che solcano il territorio di Niardo, il Fa verso Breno (rimasto escluso dall'alluvione), il Re nel mezzo e il Cobello al confine con Braone, si sono gonfiati all'inverosimile non solo di acqua, ma anche di alberi e altri detriti, che sono stati trascinati a valle con violenza inaudita. I torrenti sono tracimati nei pressi della ferrovia e la furia di fango e acqua si è riversata tra le strade di Niardo.



