Edolo crocevia dell’accoglienza della porzione più a nord della provincia. Se la scorsa estate la cittadina dell’alta Valcamonica si era distinta per l’arrivo di alcuni pullman di profughi afghani, ospitati nella base logistica dell’esercito, oggi la lingua straniera più parlata inizia a essere l’ucraino. Da una decina di giorni, infatti, la sede dell’ex convitto Bim, gestito dalla cooperativa Rosa camuna, ospita 32 cittadini scappati dai bombardamenti russi, quasi tutti mamme con bambini.
All’interno della struttura, dall’autunno sono dislocati anche 28 profughi dall’Afghanistan, gli ultimi rimasti sul territorio edolese dopo che la gestione è passata dal ministero della Difesa a quello degli Interni. La cooperativa, con la struttura di via Marconi, da tempo ha in essere una convenzione con la prefettura per l’accoglienza dei profughi e, avendo aperta l’ospitalità per i 28 afghani, ha dato la disponibilità degli altri 32 posti, così da arrivare ai 60 accreditati. L’immobile è dunque pieno, ma differente è la situazione dei due gruppi.


