Era il 26 settembre 1995 quando l’allora senatore bresciano della Val Camonica Luciano Garatti depositò un disegno di legge sulle «nuove norme in materia di cognomi dei figli». «Sono stato il primo politico della Repubblica italiana a manifestare interesse e sensibilità verso questo argomento di cui adesso parlano tutti» rivendica oggi Garatti, avvocato di professione, che entrò in Senato nelle fila di Forza Italia eletto nel collegio Lumezzane-Valli bresciane. «Era il primo Governo Berlusconi e come sappiamo la legislatura fu molto breve. Per questo non sono riuscito a portare a termine il mio progetto» ricorda.
Il disegno di legge presentato 27 anni fa dal bresciano prevedeva: «Al secondo periodo del primo comma dell’articolo 262 del Codice civile le parole "assume il cognome del padre" sono sostituite dalle seguenti: "assume per primo quello del padre e dopo quello della madre"». L’articolo tre del disegno di legge rimasto lettera morta, avrebbe invece dovuto garatire che «entro due anni dall’entrata in vigore le persone maggiori di 14 anni dovranno dichiarare il cognome materno, in aggiunta a quello paterno, all’ufficiale di stato civile del comune di residenza. Per i minori di 14 anni tale dichiarazione sarà fatta a cura del genitore o del tutore».




