Università

Infermieristica, aumentano le domande: «Primo passo importante»

La risalita delle candidature riaccende la fiducia, ma resta il nodo della carenza. Stefania Pace, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Brescia: «Servono almeno cinque anni di crescita costante»
Marco Tedoldi

Marco Tedoldi

Giornalista

In crescita le domande di ammissioni a Infermieristica
In crescita le domande di ammissioni a Infermieristica

Un primo segnale c’è. E arriva proprio dal fronte sul quale si gioca una delle partite decisive per il futuro della professione: convincere i giovani a scegliere Infermieristica. Dopo anni segnati dalla difficoltà di riempire le aule, le domande di ammissione tornano a crescere: +16,3% in Italia e +19,5% al Nord. Numeri che non bastano ancora a decretare un’inversione di tendenza, ma che cambiano il punto di partenza. Ne parliamo con Stefania Pace, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Brescia e del Coordinamento lombardo.

Presidente Pace, più volte ha ribadito che la vera sfida sia attrarre i giovani e trattenerli nella professione. Ora le domande per Infermieristica crescono: è l’inversione di tendenza che aspettavate o è ancora presto per dirlo?

È un segnale di grande ottimismo e un primo, importantissimo passo avanti. Vedere che al Nord le domande sono cresciute di quasi il 20%, passando da 6.225 a 7.437, ci dice che la strada intrapresa è quella giusta. Per parlare di una strutturale inversione di tendenza a lungo termine è forse presto, perché dobbiamo aspettare che queste candidature si trasformino in immatricolazioni e poi in laureati, ma l’entusiasmo e l’interesse dei giovani sono finalmente tornati a farsi sentire. È la boccata d’ossigeno che aspettavamo per guardare al futuro con più fiducia.

Stefania Pace
Stefania Pace

A Brescia che cosa sta succedendo? Quante sono quest’anno le candidature per i 489 posti disponibili tra Università Statale e Cattolica e come si confrontano con quelle dello scorso anno?

A Brescia confermiamo l'andamento positivo. Il dato esatto sulle candidature bresciane per l'anno accademico 2026/2027 è in corso di elaborazione da parte delle segreterie degli atenei, che pubblicheranno i report definitivi dopo le verifiche burocratiche successive alla chiusura dei bandi. Sappiamo però che la risposta è forte. Quest'anno, a differenza del passato, la copertura dei posti messi a bando presso UniBs e Fondazione Poliambulanza è decisamente più solida grazie alla spinta del +19,5% registrata in tutto il Nord Italia.

Se anche Brescia registra una crescita, che cosa ha riportato i ragazzi verso Infermieristica? È cambiata la percezione della professione o hanno funzionato soprattutto orientamento e iniziative nelle scuole?

La percezione non è cambiata da sola, è il frutto di un grande lavoro di squadra. Università, Regioni e Ordini provinciali hanno lavorato moltissimo e insieme per fare reclutamento. Qui a Brescia in particolare hanno funzionato i Pcto e le simulazioni nelle quarte e quinte superiori: abbiamo portato i ragazzi a vedere cosa fa davvero un infermiere sul campo, allontanandoli dagli stereotipi distorti anche delle serie tv e dei social.

C’è una differenza tra attirare un diciottenne a Infermieristica e convincere un infermiere laureato a restare. Sul secondo fronte che cosa è cambiato?

Sono due partite completamente diverse: attirare un diciottenne è una bellissima operazione di orientamento e valorizzazione, mentre trattenerlo è una questione di contratti e organizzazione del lavoro. Sul fronte del trattenimento, a Brescia qualcosa sta finalmente cambiando sul piano organizzativo, ed è un ottimo segno. Le nostre grandi aziende sanitarie hanno invertito la rotta assumendo e aprendo concorsi a tempo indeterminato. In più, sono finalmente partiti gli Ifec (Infermieri di Famiglia e Comunità) nelle Case di Comunità, offrendo nuovi modelli strutturati sul territorio.

Quali sono oggi i motivi principali per cui un giovane infermiere lascia la professione o sceglie di lavorare altrove? Retribuzioni, turni, carichi di lavoro, possibilità di carriera: qual è il problema più urgente nel Bresciano?

Dobbiamo fare una premessa importante: a Brescia, contrariamente a quanto si pensa, non viviamo un esodo di massa verso la Svizzera. Le richieste di informazioni e documenti per l'estero, che arrivano al nostro Ordine, sono pochissime, meno dell’1% sui nostri circa 9.000 iscritti. I giovani bresciani vogliono restare qui. Il problema più urgente sul nostro territorio è legato ai carichi di lavoro e ai turni e sulle progressioni di carriera Ridurre la pressione quotidiana nei setting assistenziali, anche con modalità organizzative diversificate, è la priorità assoluta per non usurare i giovani e meno giovani talenti.

Il fabbisogno indicato per la Lombardia è di 3.500 infermieri di formazione di base. Anche con più iscritti, quanto siamo lontani dal numero di professionisti di cui il sistema avrà realmente bisogno nei prossimi anni?

Siamo ancora distanti, ed è per questo che dobbiamo mantenere alta l'attenzione e continuare a crescere. La Lombardia ha aumentato i posti totali per i corsi di laurea delle professioni sanitarie (4.825 complessivi, +172 rispetto all'anno scorso), ma a livello regionale servono 3.500 nuovi infermieri all'anno solo per coprire il turn-over fisiologico e i pensionamenti. Attualmente se ne laureano circa 2.200 in tutta la regione. Anche se a Brescia immatricolassimo tutti i nostri 489 studenti, dovremmo comunque calcolare un 20% fisiologico di abbandono durante il percorso di studi. Significa che per colmare del tutto il gap avremo bisogno di almeno 5 anni consecutivi di crescita costante come quella di quest'anno. La sfida è complessa, ma ora abbiamo la rincorsa giusta per affrontarla.

Se le iscrizioni continueranno a crescere, università e strutture sanitarie bresciane avranno capacità sufficiente per aumentare ancora la formazione, soprattutto sul fronte dei tirocini?

Dal punto di vista accademico l'Università ha dimostrato una straordinaria flessibilità, ampliando i posti complessivi per le professioni sanitarie. Tuttavia, per accogliere nuovi studenti e garantire l'eccellenza della formazione pratica – che consideriamo un pilastro insostituibile del percorso di studi –, è essenziale potenziare ulteriormente la nostra rete di accoglienza. Avendo ormai raggiunto la massima capacità ricettiva all'interno delle principali realtà ospedaliere della provincia, la sfida futura si gioca sulla valorizzazione delle strutture territoriali e delle Rsa, oltre che su un investimento massiccio nella simulazione avanzata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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