Le statistiche sulla composizione della popolazione studentesca dell'Università degli studi di Brescia mostrano marcate differenze tra uomini e donne nella scelta delle discipline di studio, e il gap più marcato, immancabilmente, si riscontra nella facoltà di Ingegneria.
Ma perché in alcuni corsi di studio universitario le studentesse sono sottorappresentate? Il Comitato per le pari opportunità dell'Università Statale di Brescia (Cpo) ha deciso di cercare una risposta a questo interrogativo.
«Comprendere le motivazioni profonde che portano le studentesse a scegliere alcune facoltà piuttosto che altre è importante - ci spiega la professoressa Cristina Alessi, presidente del Comitato Pari opportunità nonché docente della Facoltà di Economia della nostra Università - per programmare interventi tesi a riequilibrare la loro partecipazione ad alcuni percorsi di studio nei quali il sesso femminile è poco presente, rimuovendo eventuali ostacoli presenti e promuovendo allo stesso tempo le azioni positive più idonee».
Il questionario
«A Brescia su cento immatricolazioni alla Facoltà di Ingegneria nell'anno accademico 2008/09, solo venti erano al femminile. Tuttavia siamo fermamente convinti che le facoltà tecnico-scientifiche, e Ingegneria in particolare, possano dare sbocchi di carriera positivi per le donne - continua Cristina Alessi -. Alcuni studi europei concludono, ad esempio, che le professioniste guadagnano in media il 9.2% in più dei colleghi e solo il 6% svolge mansioni d'ufficio o di segreteria».
Proprio partendo dall'esigenza di studiare azioni per sanare il divario di genere della facoltà, il Cpo ha deciso di sondare le motivazioni delle scelte delle aspiranti ingegnere.
A tutti gli studenti che nel 2009 si sono presentati alla prova di ingresso per la facoltà di Ingegneria (prevista per tutti i corsi di laurea, ad eccezione solamente di architettura e disegno industriale) è stato sottoposto un questionario mirato a sondare, tra l'altro, il livello culturale e professionale delle famiglie, le motivazioni della scelta del percorso di studio e le aspettative professionali.
Un'indagine svolta aderendo al progetto «Donne & ingegnere - Percorsi formativi e professionali» che coinvolge anche il Cisia (sigla del Centro interuniversitario per l'accesso alle Scuole di Ingegneria ed Architettura) e le Università di Pisa e del Sannio.
Le matricole
«Sono stati compilati 941 questionari, per il 22% da ragazze, e tra i due sessi sono evidenti alcune differenze nelle risposte» illustrano Francesca Sgobbi - Dipartimento di ingegneria meccanica e industriale - e Ivana Pais - Dipartimento di studi sociali - entrambe docenti coinvolte nel progetto di ricerca.
Il substrato culturale delle famiglie gioca un ruolo rilevante nella scelta degli studi, ma le studentesse sono influenzate soprattutto dall'esempio della madre, che diventa per le figlie un modello da seguire. La maggioranza delle mamme delle aspiranti-ingegnere ha conseguito almeno il diploma di maturità, se non una laurea, e ha un'attività professionale attinente al proprio titolo di studio.
La componente rosa degli studenti è più idealista. Le ragazze aspirano, dopo la laurea, a un'attività interessante e utile alla società, ma temono la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. I ragazzi, invece, aspirano a una professione di prestigio, ben remunerata, e si aspettano di incontrare difficoltà per una preparazione, che immaginano troppo teorica.
«Gli incontri di orientamento gestiti dall'Ateneo hanno influenzato prevalentemente la scelta degli studi universitari delle ragazze - continuano Francesca Sgobbi e Ivana Pais - e questo conforta riguardo all'efficacia delle iniziative organizzate, grazie a canali ormai consolidati di collaborazione con le scuole superiori».
I laureati
Tra dicembre e gennaio lo stesso team di ricerca ha anche lanciato un'indagine sugli ingegneri laureati tra il 2005 e il 2008. In questo campione le differenze tra i sessi si attenuano. Malgrado il 30 per cento del campione sia composto da donne sposate e il 10 per cento da madri, le laureate non hanno rilevato difficoltà nell'ingresso nel mondo del lavoro superiori a quelle dei colleghi di sesso maschile.
Il tasso di disoccupazione per i due sessi è solo del 3 per cento e ben l'87 per cento considera congruente la formazione ricevuta con le competenze necessarie alla professione. I dati, ancora preliminari, rafforzano la convinzione che la carriera di donna-ingegnere è non soltanto possibile, ma anche concretamente percorribile.
Maria Cristina Ricossa
Donna-ingegnere: ancora oggi una carriera scelta da poche
Le statistiche sulla composizione della popolazione studentesca dell'Università degli studi di Brescia mostrano marcate differenze tra uomini e donne nella scelta delle discipline di studio, e il gap più marcato, immancabilmente, si riscontra nella facoltà di Ingegneria.

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