«Ciò che di grave emerge, oltre ai singoli episodi, è il fatto che le vittime non si sentono al sicuro. Non si sentono credute, ascoltate e tutelate dall’Ateneo. È un presupposto che va cambiato per poter sollevare quella cortina di insicurezza e omertà che aleggia, e che tutela gli autori di violenze relegando al silenzio chi le subisce. Per farlo è necessario che le azioni di educazione e sensibilizzazione alle questioni di genere siano implementate, partendo dai ruoli di vertice, come ad esempio i direttori di Dipartimento per ricadere a pioggia sul corpo docente e sugli studenti».
A parlare è Mariasole Bannò, autrice dell’indagine promossa dalla Commissione di genere dell’Università di Brescia con la volontà di fotografare la situazione rispetto ai temi del gender gap, della sicurezza e delle violenze. E portata avanti con l’obiettivo conseguente di implementare e, dove necessario, ritarare, le azioni di prevenzione e sensibilizzazione già in atto.
Più ombre che luci
I risultati, diffusi nei giorni scorsi, hanno fatto emergere più ombre che luci: 2 donne su 3 hanno dichiarato di aver subito molestie, mentre 13 persone hanno ammesso di essere state vittime di violenza sessuale in ambito accademico.
Lo studio, ci conferma Bannò, era stato avviato già nel 2022, attraverso due survey, una per il corpo studenti e l’altra rivolta ai dipendenti, sia in ambito accademico che tecnico-amministrativo, ma è giunto a compimento in tempi elefantiaci. «C’è voluto molto, anche se in realtà la parte relativa ai 2.456 questionari validati tra studenti e studentesse è stata conclusa nel 2023. Più di recente, sono stati raccolti i 556 questionari compilati da personale docente e tecnico-amministrativo».

Ciò che è emerso a Brescia non si discosta dai dati dell’Istat, che già a inizio anni Duemila certificavano la diffusione endemica di violenze e molestie ai danni delle donne. «Già prima di completare l’indagine - conferma Bannò - ci aspettavamo che un luogo di socialità come l’Università non potesse esserne immune. Ma ciò che abbiamo avuto modo di constatare in modo molto chiaro è che molestie e violenze si manifestano in particolare lungo l’asse del potere. Addirittura in modo quasi esclusivo quando si tratta di docenti e personale tecnico-amministratico. I dati hanno rivelato che nell'85% dei casi le molestie avvengono ad opera di un uomo che ha un grado superiore. È una peculiarità dell’Ateneo, una connotazione molto forte, che si riscontra meno nelle organizzazioni private».
Sul fronte delle studentesse la situazione è più articolata: in due casi su tre le molestie sono state perpetrate da altri studenti, in un caso su tre ad abusare della propria posizione è stato un docente.
«È lampante - chiarisce Bannò - la questione legata al potere e alla paura di denunciare chi questo potere lo esercita, per timore che ci possano essere conseguenze. È quindi evidente che il clima non favorisce le denunce, ma anzi porta le vittime a sopportare senza esporsi e a volte senza neppure parlarne, soprattutto se non vengono messe in atto misure cautelative a loro tutela, come la rimozione dagli incarichi di chi è indagato. Il 50-60% di chi ha compilato il questionario ritiene che in Università ci sia un clima di indifferenza rispetto alle vittime. Addirittura il 2% la percepisce come ostilità. È proprio qui che bisogna intervenire subito se vogliamo cambiare le cose. A mancare, oggi, sono soprattutto azioni di vertice. Se dai dati emerge che la problematicità è legata a chi detiene il potere, quindi ai docenti, le azioni di formazione e sensibilizzazione devono concentrarsi sui livelli apicali e da lì, poi, avere effetti positivi a cascata ingenerando un vero cambiamento. Credo sia questo il suggerimento più grande che arriva dalla nostra indagine».



