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L'INTERVISTA

«La mia Brescia sempre più mondo oscuro di misteri»


Tempo Libero
27 giu 2018, 06:26
Irma Cantoni sarà ospite del Giornale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Irma Cantoni sarà ospite del Giornale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Quali segreti celano i recessi opulenti di Palazzo Moresco? Quale arcaico linguaggio disvela il San Sebastiano trafitto nel Polittico Averoldi? Chi è la ragazza del treno, immagine specchiata di Ginevra Moro? Ma soprattutto, chi ha brutalmente assassinato suo padre Ludovico, collezionista d’arte gravato da un male incurabile?

Toccherà ancora alla commissario capo Vittoria Troisi, romana in forze alla Questura di Brescia, sbrogliare il bandolo di una matassa che sembra avere molti capi ma nessuna coda. Accade ne «I segreti di Palazzo Moresco», secondo romanzo della giallista bresciana Irma Cantoni, pubblicato da Libromania come il precedente «Il bosco di Mila»: sarà presentato giovedì 28 giugno alle 18.30 nella nostra Sala Libretti (necessaria la prenotazione) e in streaming sul nostro sito e sarà poi in vendita in allegato col Giornale di Brescia da venerdì (8,90 euro più il prezzo del quotidiano).

Dopo il successo del primo romanzo ora arriva un secondo capitolo. Come è nato?
Il personaggio di Vittoria mi piace molto e volevo darle un seguito. L’ispirazione primaria è che Brescia sta diventando sempre più una città d’arte. E l’arte è azione nel mondo. Il personaggio del collezionista Ludovico Moro è nel solco dei grandi Paolo Tosio e Leopoldo Martinengo. Ma soprattutto guarda a Pietro Feroldi, che dal suo studio scriveva ai grandi artisti del Novecento. Un suo nudo di Modigliani è stato battuto all’asta a New York, nel 2015, per 170 milioni di dollari.

L’alter ego di Moro è Lupo Canòpi, il personaggio più complesso e sfaccettato del libro. Ce ne parla?
L’altro filone che mi interessava indagare è quello della sottomissione psicologica. Canòpi è un predatore con deliri di onnipotenza, che ho dotato di un linguaggio magnetico, astruso e d’altri tempi. Che, però, utilizza sui social. Lupo è bello ed educato, sembra il perfetto vicino di casa e invece ha il desiderio irrefrenabile di assoggettare tutto il mondo.

A cosa si è ispirata mentre scriveva?
Pensavo all’Italia, un Paese preda di angosce e disperazione che non deve però abbandonare il desiderio di riscatto. Alla fine la preda scappa da Canòpi e anche grazie alla letteratura, all’arte, ritrova la libertà. È un messaggio positivo.

In generale questo secondo romanzo è più oscuro del precedente. Come mai?
Perché questo è innanzitutto un libro sui segreti. Lo dice anche il titolo. Ma i segreti non sono solo quelli che si trovano all’interno di Palazzo Moresco o che si celano dietro l’apparente eleganza di Lupo Canòpi. Segreto è il passato di Ludovico Moro. Un segreto di famiglia è anche nell’incipit del libro.

Si riferisce a Ginevra Moro e a Frida, la ragazza identica che scorge sul treno diretto a Milano?
Esatto. La letteratura insegna che ogni famiglia nasconde un segreto, un intimo dramma. E che spesso, quando questo segreto originario viene svelato, coinvolge tantissime persone. Anche la famiglia di Ludovico Moro ha un segreto, che nel romanzo sarà svelato come in un gioco di scatole cinesi.

Anche la protagonista, Vittoria, non pare immune da questo generale senso di inquietudine. Che le è successo?
Il romanzo comincia da dove si era interrotto «Il bosco di Mila». Vittoria è appena tornata da un viaggio a San Pietroburgo, a caccia dei suoi fantasmi. Non si capisce cose le sia accaduto, ma è cambiata. Lei così decisa, dinamica e attiva è ora frastornata. Si definisce una nave in mezzo al mare. Anche lei nasconde una disperazione con cui deve fare i conti.

Oltretutto senza la sua «guida» bresciana, l’agente Mirko Rota...
Non lasciatevi ingannare. Mirko è lontano, ma la sua è una presenza-assenza importante.

Vedremo Vittoria ancora in azione fra la nostra Brescia e la sua Roma, che tanta parte ha in questo romanzo?
È un mio grande desiderio continuare la saga. Ho già in mente un’evoluzione per Vittoria. Anche se spesso sono i miei personaggi a decidere cosa vogliono fare. Mi stanno intorno e fanno le bizze, decidendo quel che gli va.

 

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