Villa Glisenti a Villa Carcina, metafora di una terra che coniuga impresa, lavoro e cultura

Lasciando la città capoluogo alle spalle, punto a nord percorrendo la trafficata Triumplina. Da Concesio in poi il pensiero corre sconsolato ai decenni di parole, promesse, progetti relativi all'autostrada della Valtrompia.
Il cantiere dell'opera, ribattezzata Raccordo autostradale tra la A4 e la Val Trompia, pare sempre più un'infinita tela di Penelope che il Commissario straordinario Eutimio Mucilli ha il compito di trasformare in realtà. Vedremo. Lasciamo ad altri momenti l'approfondimento su una delle tante, troppe, opere pubbliche invano attese, sono arrivato Villa Carcina e all'obiettivo odierno: Villa Glisenti. L'antica residenza padronale in stile Liberty, realizzata agli inizi del Novecento per la famiglia Glisenti, a fianco dell'omonima azienda metallurgica.
La villa esprime nella sua architettura ordinata, semplice, a tratti rigorosa, il carattere locale: massima concretezza, pochi fronzoli. Nei decenni scorsi è stata acquistata dal comune. Destinata ad ospitare mostre e iniziative culturali, da 35 anni il Polo espositivo di Villa Glisenti è considerato un punto di riferimento per la cultura della vallata del Mella.
Una struttura indissolubilmente legata a una famiglia di imprenditori, quindi alla produzione metallurgica e meccanica che connota la manifattura triumplina ancor più che altri angoli del Bresciano è divenuto un apprezzato scrigno di arte e cultura. Un passaggio che assume, riflettendoci, una più ampia valenza, legandosi al cambiamento di paradigma che, tra i decenni finali del secolo scorso e le prime decadi dell'attuale, vede Brescia e la quasi totalità del territorio provinciale dedicare attenzioni ed energia alla cultura nei suoi poliedrici aspetti.
Fenomeno non da vedersi, auspico, come contrapposizione tra la manifattura – con il solito banale e trito richiamo alla terra del tondino, chissà perché ignorante... e – La cultura tout court. Stereotipi che, l'anno vissuto, sia pure in sintonia con Bergamo, da Capitale della Cultura, dovrebbero aver contribuito a superare, consegnando l'immagine di una terra laboriosa e imprenditiva, espressione di capacità artistiche e culturali anche grazie a lavoro e intrapresa, oggi capace di regalare varie forme di cultura senza dimenticare la cultura del fare e del lavoro.
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