Un ricordo di Anton Gino Domeneghini

Figlio della «Valle dei segni», Anton Gino Domeneghini lasciò un rilevante segno nel mondo della pubblicità e del cinema. Nato a Darfo Boario Terme nel 1897 – in realtà a Darfo, perché solo nel 1969 la località, dopo aver ottenuto il riconoscimento di città nel 1968, aggiunse al nome Boario Terme – terminò il suo terreno viaggio a Milano sessant'anni or sono, nel 1966.
La strada che dà la stura a questo ricordo non è bresciana: mi trovo a Rimini, al cospetto del cinema Fulgor, «luogo felliniano», legato al protagonista del racconto racchiuso in queste righe, ci arriveremo. La visione del Fulgor istantaneamente mi sollecita il ricordo del creativo camuno che mosse i primi passi professionali da giornalista, divenendo responsabile dell'ufficio stampa gardesano, quale stretto collaboratore di Gabriele D'Annunzio.

Fors'anche per la vicinanza e la contaminazione del Vate con radici abruzzesi e intensi trascorsi gardesani, Domeneghini diede sfogo alla sua creatività rivestendo poliedrici ruoli, dal critico d'arte a pubblicitario ad alto valore aggiunto, con collaborazioni estese a realtà statunitensi. Sino a dar vita, nel 1929 all'agenzia di pubblicità IMA, acronimo che riassumeva, a conferma del consistente tasso di creatività del Nostro: Idea Metodo Arte, con una trentina di collaboratori, che avrebbe operato sino alle soglie degli Anni Settanta.
Non senza prendersi spazi per dilatare in forme diverse la sua straripante creatività. In particolare, il talentuoso camuno è ricordato per un'opera di taglio cinematografico, tecnicamente un lungometraggio a disegni animati, considerata con particolare attenzione dagli addetti ai lavori: «La rosa di Bagdad».
La pellicola, girata in Technicolor e si trattò di una prima assoluta per il cinema italiano, dopo circa sette anni di preparazione a Bornato, in Franciacorta, fu presentata alla Mostra del Cinema di Venezia del 1949, aggiudicandosi al Lido della città lagunare il primo premio assoluto nella sezione Film per ragazzi.
Si dice che il cartoon Made in Brescia, e prima realizzazione del settore in Europa, non fosse sfuggito al grande Walt Disney, che avrebbe avuto parole d'elogio per l'estroso figlio della Valle dei segni. Ne seguì un successo di critica e di pubblico a livello internazionale.
Alla celluloide si aggiunse la cellulosa: l'opera divenne anche un libro, inizialmente per i tipi di Baldini & Castoldi, e in seguito pubblicato da Mondadori. Pochi anni fa il film «La rosa di Bagdad» venne restaurato i proiettato a Darfo Boario Terme e al Fulgor di Rimini, nell'ambito di una mostra ospitata a Palazzo Fulgor Fellini Museum, che tributò attenzione al lungometraggio nato tra Valcamonica e Franciacorta. Anton Gino Domeneghini fu anche presidente della Otipi (Organizzazioni di tecnica pubblicitaria) e vicepresidente della Federazione Italiana Pubblicità.
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