Cultura

Rivive «La rosa di Bagdad», film dei primati realizzato a Bornato

Fu il primo italiano d’animazione e il primo in technicolor: oggi a Darfo la versione restaurata
«La Rosa di Bagdad»: particolare della locandina che annuncia la proiezione di stasera al Garden - © www.giornaledibrescia.it
«La Rosa di Bagdad»: particolare della locandina che annuncia la proiezione di stasera al Garden - © www.giornaledibrescia.it
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C’era una volta un sogno: realizzare il primo lungometraggio d’animazione italiano. Divenne realtà in Franciacorta, a Bornato, mentre tutt’intorno impazzava la Seconda guerra mondiale. Proprio nella nostra provincia, infatti, avvenne la lavorazione del film «La rosa di Bagdad», grazie alla determinazione dell’imprenditore Anton Gino Domeneghini, già sostenitore e portavoce, in gioventù, di Gabriele d’Annunzio (che seguì a Fiume) e poi brillante pubblicitario, prima di mettersi alla prova come regista e produttore cinematografico.

L'edizione restaurata

Ci vollero sette lunghi anni e il coinvolgimento di un centinaio di persone per portare a compimento il cartoon, presentato e premiato alla Mostra del cinema di Venezia del 1949. Una lavorazione entusiasmante quanto travagliata, che verrà rievocata in occasione della proiezione dell’edizione restaurata del film, stasera, mercoledì, al cinema Garden di Darfo Boario Terme (paese d’origine del cineasta): l’ha organizzata il Comune camuno, in collaborazione con l’Associazione OltreConfine (ore 20.30, piazza Medaglie d’Oro 2, ingresso libero).

Interverranno il regista Massimo Becattini, che si è occupato del restauro della pellicola e ha dedicato alla genesi del capolavoro animato il documentario «Una Rosa di guerra» (del quale verranno mostrate alcune sequenze), e Luca Raffaelli, scrittore ed esperto di cinema d’animazione, in dialogo con il giornalista Stefano Malosso.

L'idea dopo Biancaneve

«Domeneghini - spiega Becattini - nel 1937 era rimasto folgorato da "Biancaneve e 7 nani", prodotto da Walt Disney, e fu in grado di cogliere l’occasione di confrontarsi con la realizzazione di un film di animazione quando durante la guerra venne imposto il bando dell’attività pubblicitaria: riconvertì la sua agenzia di Milano Ima (Idea Metodo Arte) in Ima Film, garantendo così i posti di lavoro per i dipendenti». Un’oasi nella tragedia. Fu poi nel 1942, quando la sede dell’azienda subì pesantemente i bombardamenti del capoluogo lombardo, che le attività produttive vennero trasferite in provincia di Brescia.

Due furono le sedi produttive di Bornato: dapprima Villa Fé, vicino alla stazione, anch’essa poi bombardata, con conseguente trasferimento a Villa Secco d’Aragona. Divennero vere oasi di fantasia nella tragedia della guerra, non solo per i lavoratori milanesi, ma anche per decine di giovani della nostra provincia, assunti come coloristi, ovvero addetti a dipingere i disegni preparatori per i circa centoventimila fotogrammi destinati a comporre il film.

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La Franciacorta si trasformò in un frizzante laboratorio culturale dove avvenivano studi sul movimento e sul colore (altro primato de «La rosa di Bagdad» fu l’essere il primo lungometraggio italiano in Technicolor) e che accoglieva artisti affermati come Angelo Bioletto e Libico Maraja. «Un’atmosfera creativa con toni da "Mille e una notte" - chiosa Becattini - perché Domeneghini, anche autore del soggetto, era appassionato di cultura mediorientale e componeva prosa e poesia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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