Strada facendo

Ricordando padre Zaccaria e i martiri di Alto Alegre

Il sacerdote cappuccino di Malegno fu trucidato dagli Indios in Brasile, con più di 260 altre persone, all'alba del 13 marzo del 1901
Adriano Baffelli

Adriano Baffelli

Commentatore

La raffigurazione del massacro di Alto Alegre
La raffigurazione del massacro di Alto Alegre

Padre Zaccaria, al secolo Giambattista Casari, sacerdote cappuccino di Malegno, fu aggredito mentre stava celebrando la Messa nella chiesetta della missione. Fu il primo ad essere barbaramente massacrato da un gruppo di Indios.

L’episodio accade in Brasile all'alba del 13 marzo, di 125 anni or sono, e il pensiero al tremendo e indicibile fatto di sangue, furono uccise più di 260 persone, scaturisce dalla vista della chiesetta di Santa Maria, in riva al fiume Oglio, a pochi passi dal ponte che unisce Malegno a Cividate Camuno. In questa contrada nacque Padre Zaccaria il 21 ottobre del 1861. A lui Onorato da Breno, nel 1926, dedicò una pubblicazione che nel titolo indicava il missionario dei Minori cappuccini «Un apostolo del Brasile».

Il religioso camuno si fece frate a 22 anni ricevendo l'ordinazione sacerdotale nel dicembre 1889. Sarebbe partito per le missioni del Nord Est del Brasile cinque anni più tardi. «Religioso di grande pietà e di ardente zelo, operò attivamente per la faticosa evangelizzazione delle popolazioni native», si legge nella monografia sopra richiamata.

L’orrore

Teatro di tanto orrore fu la missione di San Giuseppe della Provvidenza, vicino ad Alto Alegre in Brasile, fondata dai padri Cappuccini della Provincia Lombarda, attaccata con indicibile violenza da un gruppo di indios armati. Morirono tre sacerdoti e un fratello laico cappuccini, sette Suore Cappuccine di Madre Rubatto e due Terziari francescani, insieme a più di 250 fedeli. I resti mortali dei quattro frati, delle sette suore e dei due laici loro collaboratori sono conservati nella chiesa parrocchiale di Barra do Corda, in Brasile.

Come evidenziato alcuni decenni fa dai Missionari Cappuccini: «Un altro gruppo assalì l'abitazione dei frati, uccidendo padre Vittore da Lurano e un giovane terziario francescano, Pietro Novaresi, che aveva seguito i frati in missione. Non lontano abitava donna Carlota Bizerra, che si era dedicata alle bambine prima dell'arrivo delle suore: anche lei fu ferita a morte».

La missione

La colonia agricola era stata fondata nel 1896 da padre Carlo da San Martino Olearo, intitolandola a San Giuseppe della Provvidenza (São José da Providencia), e faceva parte della missione di Alto Alegre. La colonia era popolata da indigeni, compresi alcuni già cristiani, accolti dai frati stessi. I Cappuccini per l'educazione delle bambine del luogo coinvolsero una congregazione femminile individuata, non senza tentativi e difficoltà, in quella fondata pochi anni prima da Madre Francesca Rubatto: nel 1899 arrivarono da Montevideo sei suore, tutte molto giovani.

Il violento assalto spezzò l'attività della Missione, organizzata come un'azienda agricola, con un'intensa attività contadina, in particolare declinata nella coltivazione della canna da zucchero. Cinquant'anni dopo il massacro fu costruita una nuova chiesa parrocchiale a Barra do Corda, una sorta di mausoleo, all'interno del quale furono traslati i resti di quelli che ormai erano conosciuti come i «martiri di Alto Alegre». Un episodio lontano, che tristemente richiama i molti massacri di cristiani che, in Africa e in altri lembi di mondo, tutt'oggi sono compiuti nel silenzio pressoché generale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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