Raggiungo il cuore della nostra sempre più affascinante città, l’orgogliosa e coriacea Brescia, per un doveroso ricordo delle vittime della strage neofascista di Piazza Loggia. Un omaggio che sgorga dal cuore dell’autore di questa rubrica, ancora indelebilmente segnato dallo sgomento profondo e dal dolore causato da quella barbarie, peraltro rimasta tuttora impunita, nella ricorrenza dei cinquant’anni trascorsi da quell’indicibile orrore.
Il ventotto maggio del 1974, in piazza Loggia a Brescia, in un mattino di pioggia, durante una manifestazione sindacale contro il terrorismo neofascista, esplose una bomba vigliaccamente depositata in un cestino dell’immondizia. In quella triste mattina la pioggia spinse un buon numero di partecipanti al comizio a trovare riparo sotto i portici. La conseguenza fu tremenda: otto morti, che sarebbero diventati in seguito nove, e più di cento feriti. Dolore, lacrime e sangue non servirono a risolvere il rebus dell’attentato, reso intricato da incomprensibili decisioni degli inquirenti. A iniziare dal lavaggio della piazza, senza attendere l’esecuzione di un esame accurato dei reperti. Nei giorni seguenti una folla straripante, oltre mezzo milione di persone, sfilò per le vie attonite della «Leonessa d’Italia», per rendere onore alle vittime innocenti. Il vostro cronista, giovane studente, partecipò a quei funerali, condividendo le proprie lacrime con quelle, scese sui volti smarriti, arrabbiati, dei giovani, delle donne, degli uomini che cercavano risposte agli interrogativi e al dolore. Apparentemente impossibile trovare le prime. Quasi insostenibile da reggere singolarmente il secondo.
La città merita sia fatta luce sui mandanti e sugli esecutori di quella folle carneficina, inserita nella stagione della «strategia della tensione», che pure colpì Milano al cuore la sera del dodici dicembre del 1969, con una bomba che sventrò la filiale della Banca dell’Agricoltura causando sedici vittime e decine di feriti. Una ferita che rimane vivida anche per la mancanza di verità.



