Da Brescia un aiuto all’Etiopia

Mi trovo a Porta Trento, uno degli accessi, da nord, al cuore urbano della Leonessa ma, idealmente, con la mia interlocutrice stiamo percorrendo un'ampia strada nel cuore dell'Etiopia. Nella capitale, Addis Abeba, nei giorni scorsi la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha incontrato le controparti africane nel secondo Summit Italia-Africa, nell'ambito del Piano Mattei, iniziativa del governo italiano per costruire partenariati paritari e sostenibili con le nazioni africane.
In queste righe vi proponiamo l'intensa attività di un sodalizio, il Centro Aiuti per l'Etiopia, CAE, che in terra bresciana ha un forte radicamento, evidenziato anche dall'annuale Festa delle famiglie, celebrata al Centro Fiera del Garda a Montichiari e dalla presidenza di Paola Arici, ingegnere che abita in città, che da volontaria, da alcuni anni, dedica i suoi giorni di ferie, in agosto e a Natale, operando nelle strutture etiopi dell'associazione, impegnata in azioni di solidarietà.
«Il territorio bresciano contribuisce in modo significativo alla vita della nostra associazione – conferma Paola Arici – con numerose famiglie, volontari e benefattori, privati e aziende, che sostengono i nostri progetti. Sono presidente dal 5 febbraio 2022, in seguito alla morte del fondatore, Roberto Rabattoni. Posso contare sul supporto del Consiglio direttivo, dei soci e dei volontari; per le attività in Etiopia ho il supporto di Paolo Lombardo, figlio adottivo del fondatore che coordina tutti i progetti locali».
La storia
Il Centro Aiuti per l'Etiopia Onlus nasce nel 1983 a Mergozzo, nel Verbano. Oggi la sede della realtà è a Verbania. Gli interventi della realtà sono finalizzati a contrastare fame, malattie e povertà in Etiopia con progetti di cooperazione internazionale e l'adozione a distanza di minori vulnerabili. Le attività avvengono in collaborazione e accordo con le autorità locali e, in alcuni casi, a supporto di attività diocesane o di congregazioni religiose che operano nelle diverse regioni d'Etiopia. L'ingegner Arici racconta come nel corso di questi anni abbiano realizzato scuole, centri di accoglienza per minori e disabili, ospedali, pozzi e refettori. Hanno, inoltre, intrapreso attività di promozione dell'istruzione, di educazione sanitaria e interventi per tutelare la salute materno-infantile.
«Con l'adozione a distanza – afferma la presidente Arici – abbiamo aiutato a crescere e studiare centinaia di migliaia di bambini, molti dei quali oggi sono giovani adulti che hanno una famiglia, simbolo di speranza per tutta la società Etiope». Ad oggi il CAE ha effettuato circa 35mila adozioni attive in diversi villaggi, con numerosi progetti di cooperazione e sostegno ai poveri, soprattutto in contesti di emergenza, con distribuzioni di generi alimentari e costruzione di pozzi per l'acqua. Nei tre orfanotrofi, che si trovano in tre diverse città d'Etiopia (Addis Abeba, Areka e Gimbi), accolgono in total circa 200 orfani e disabili, "gli ultimi degli ultimi", commenta Paola. "Nelle nostre strutture – è la Arici a parlare – opera personale locale etiope: lavorano circa 280 dipendenti tra tate, infermiere, cuoche, donne delle pulizie, autisti, impiegati negli uffici delle adozioni a distanza e per i vari progetti, costruttori e amministratori». Il sodalizio a forte trazione Bresciana dal 1988 al 2018 ha accompagnato le famiglie italiane nel percorso dell'adozione internazionale, con lo scopo di dare una famiglia e un'esistenza dignitosa a bambini orfani o in stato di abbandono giuridicamente dichiarato. Nel 2018 il Parlamento etiope ha emanato una legge (Proclamazione 1070/2018) che ha sancito la chiusura dell'adozione internazionale e da allora non è più possibile avviare procedure adottive in Etiopia. Con l'adozione internazionale sono arrivati in Italia complessivamente 1.546 minori, di cui circa 250 nel Territorio Bresciano.

La presidente Paola Arici sostiene: «È un onore per me poter continuare i progetti e le attività nel solco tracciato da Roberto. Non si tratta solo di continuare la 'sua' opera, ma di percorrere la nostra strada perseguendo gli obiettivi che lui ci ha lasciato in eredità e di dare un volto nuovo a ciò che lui ha avviato. Un cammino che richiede forza di volontà e voglia di mettersi in gioco non solo per fare del bene ma per costruire insieme un mondo migliore e dare speranza di un futuro a chi potrà ricevere il nostro Aiuto. I poveri e i ragazzi dei nostri centri di accoglienza sono diventati la mia nuova famiglia». Paola racconta di come in Etiopia le sue prospettive vengano ribaltate ogni volta che un povero le si avvicina e le prende la mano, »e anche se non parliamo la stessa lingua un sorriso o un abbraccio ci permettono di dialogare».
E così succede ogni volta che una mamma in ospedale può ricevere la cura per il suo bambino malato grazie alla generosità dei benefattori – perché, senza soldi, là non puoi pensare di curarti. «Ogni volta che nella stessa giornata vedo un bambino morire tra le mie braccia, ma la sera bussano alla porta dell'orfanotrofio e mi viene consegnata una nuova vita da accogliere. Anche la disperazione che porta ad abbandonare il proprio figlio o figlia è un ultimo atto d'amore che i genitori fanno per poter dare una speranza di futuro. Questo nuovo sguardo sta cambiando la mia vita e mi sento di poter dire che è molto più quanto ricevo di quanto, per ora, riesco a donare. Ringrazio tutti i benefattori e quanti desiderano e possono sostenere i nostri progetti».
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