Quando in Castello c’era lo zoo: «Ci chiamava Carolina di Monaco»

Bruno Battagliola, ex dirigente comunale responsabile negli anni '80 dello zoo: «La domenica si raggiungevano i 5.000 visitatori, la chiusura una sconfitta per la città»
L'ex dirigente in Loggia Bruno Battagliola - © www.giornaledibrescia.it
L'ex dirigente in Loggia Bruno Battagliola - © www.giornaledibrescia.it
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La notizia di un documentario sullo zoo in Castello («Brescia Selvaggia» diretto da Matteo Berta, in uscita a Natale con anteprima su Teletutto) lo ha riportato in un mondo che in verità non ha mai dimenticato. «Sono stati anni bellissimi. Ogni domenica migliaia di persone arrivavano in Castello per vedere gli animali» racconta Bruno Battagliola. Distinto signore di 78 anni, una doppia laurea in economia e in giurisprudenza, e un passato come dirigente in Comune.

Battagliola, come è entrato lo zoo nella sua vita?

«Ero dirigente in Loggia in un settore all’epoca nuovo: gestioni pubbliche. Di fatto era un coordinamento delle società comunali come quella che gestiva i cimiteri, il macello, la Centrale del Latte e appunto lo zoo. Che senza dubbio era la realtà più affascinante».

Qual è il primo ricordo che le viene in mente pensando allo zoo chiuso ormai 36 anni fa?

«I ricordi sono tanti, a partire dai sorrisi dei bambini che venivano in Castello e rimanevano incantati davanti alle gabbie. Posso dire che l’obiettivo era quello di far conoscere ai bambini della città gli animali che non avrebbero mai potuto vedere altrove».

Per esempio?

«Ricordo il leone Ciro, chiamato così in onore del sindaco Boni. Era bellissimo, maestoso, era il simbolo dello zoo. Aveva solo un difetto: non accettava la compagnia di altri felini e quando ci è capitato di ricevere in regalo alcuni piccoli leoni ogni volta li ha aggrediti uccidendoli. Ricordo quando uno scimpanzé era scappato e venne poi trovato nella zona in via San Rocchino, ma anche quando si allontanò una pantera. E poi come dimenticare la storia dell’elefante...»

Ciro, il leone che dominava la scena
Ciro, il leone che dominava la scena

Cosa aveva di particolare?

«Lo avevamo acquistato dal circo di Monaco per pochi soldi. Era enorme e pesantissimo. C’era voluto un giorno intero per portarlo in Castello. Continuava a crescere e infatti dopo pochi mesi sfondò il tetto del padiglione in cui si trovava. Altra curiosità: Carolina di Monaco chiamava per sapere come stava».

L'elefantessa acquistata dal circo di Monaco
L'elefantessa acquistata dal circo di Monaco

La prima figlia del principe Ranieri e di Grace Kelly telefonava da Montecarlo?

«Proprio così, voleva avere notizie di quell’enorme elefante che era stato a lungo impiegato nel circo del Principato. Morì per arresto cardiaco. Era stato uno dei pochi animali che avevamo acquistato in quel periodo».

Il resto degli animali da dove arrivava?

«All’inizio erano stati portati da tutto il mondo. Con il passare degli anni la maggior parte degli animali era nata allo zoo di Brescia. Ogni anno per esempio gli orsi procreavano in cattività. Ma anche molte tigri sono venute alla luce in Castello. E una l’ho fatta pure imbalsamare»

Gli orsi allo zoo in Castello
Gli orsi allo zoo in Castello

E l’ha tenuta?

«Certo. Parliamo di una tigre che è morta quando aveva dieci mesi. Si decise di farla imbalsamare e mi venne regalata. È stata regolarmente denunciata e l’ho tenuta in casa a lungo».

A proposito, come era il rapporto con gli animalisti?

«Ci sono state proteste, ma il movimento non era forte come può essere oggi. Sicuramente il mondo animalista è sempre stato contrario allo zoo. Gli animali però erano seguiti, curati, coccolati. A partire dai visitatori che li amavano».

Il leone e la leonessa in una delle gabbie dello zoo chiuso nel 1988
Il leone e la leonessa in una delle gabbie dello zoo chiuso nel 1988

Dalle sue parole pare di capire che non ha condiviso la scelta di chiuderlo nel 1988...

«Si è detto che i costi erano troppo alti rispetto alle entrate. E questo aveva influito nella scelta fatta dalla politica. Ricordo poi le proteste del personale che lavorava la domenica e nei giorni di festa. Io ancora oggi ritengo però che chiudere lo zoo sia stata una sconfitta per la città. Nel fine settimana si raggiungevano anche 5mila presenze al giorno. La gente veniva da fuori provincia e il Castello era conosciuto solo per lo zoo. Mentre in altre città è stato mantenuto a Brescia lo zoo venne chiuso, gli animali trasferiti e per i bambini finì un’epoca bellissima».

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