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Uno nascose l’altro: una cartolina recapitata dopo 75 anni porta a Verolanuova i nipoti di quei due uomini

Viviana Filippini
Dopo anni di ricerche, l’incredibile incontro nei luoghi della Bassa dove tutto ebbe inizio. Storia della famiglia Brunelli e dell’artigliere siciliano
Benedetto Spera e Andrea Brunelli ai tempi della guerra -  © www.giornaledibrescia.it
Benedetto Spera e Andrea Brunelli ai tempi della guerra - © www.giornaledibrescia.it
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Alla fine, dopo quasi ottant’anni, quel filo si è riannodato. Si era stretto negli anni tragici della Seconda guerra mondiale, unendo un giovane soldato siciliano ad una famiglia di Verolanuova, per poi disperdersi nei rivoli della storia, tra Germania, Sicilia e Bassa bresciana.

Ora si è riallacciato, grazie ai nipoti dei primi protagonisti che si sono incontrati nei luoghi in cui tutto cominciò.

La cartolina arrivata con 75 anni di ritardo

Il racconto parte dal fondo, dall’attualità, dalla Fiat Topolino Belvedere del 1953 con a bordo Dirk Grzechca e il figlio quattordicenne Tom, partita da Kassel, Assia settentrionale, e giunta a Verolanuova. Un viaggio di mille chilometri «figlio» anche dell’interessamento del Giornale di Brescia, a cui nel 2018 arrivò dalla Germania una richiesta di Dirk: il suo nonno italiano, Benedetto Spera, residente a Belmonte, in Sicilia, aveva appena ricevuto a casa una cartolina che lui stesso aveva scritto nel 1943 quando si trovava a Brescia, dapprima come soldato (artigliere per la precisione) e poi come partigiano. Quel cartoncino era arrivato a destinazione con 75 anni di ritardo e Spera era deciso a trovare Andrea Brunelli di Verolanuova che lo aveva ospitato e salvato tra l’ottobre e il novembre del 1943, nella località del San Donnino. Per farlo, chiedeva aiuto, tramite il nipote.

Tra Sicilia e Germania

Da sinistra Tom e Dirk Grzechca con Cristina Cremonesi -  © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra Tom e Dirk Grzechca con Cristina Cremonesi - © www.giornaledibrescia.it

La ricerca è partita e passo dopo passo siamo arrivati a Villanuova, frazione di Verolavecchia, dove vive Cristina Cremonesi, la nipote di Andrea Brunelli. Cristina e Dirk hanno cominciato a scambiarsi mail su mail, raccontandosi dettagli e ricordi dei due nonni, scoprendo tanto dell’uno e dell’altro; avrebbero anche voluto incontrarsi, ma l’arrivo del Covid fermò tutto. Tuttavia il viaggio era solo rimandato. Dirk lo voleva fortemente, quasi a chiudere il cerchio di una memoria faticosamente riannodata. Lui la storia di nonno Benedetto l’aveva ricostruita, e pure scritta in un libro: quell’allevatore di pecore in Sicilia era finito a Brescia nella caserma di via Lupi di Toscana, poi dopo l’8 settembre si era dato alla lotta partigiana, finendo al San Donnino di Verolanuova, nascosto dalla famiglia Brunelli.

Quando i rastrellamenti tedeschi si fecero serrati, Benedetto Spera, per evitare che i suoi «salvatori» finissero nei guai, si costituì. Fu portato in Germania, costretto a fare l’autista per le Ss: in quei mesi si innamorò di Gertrud, la nonna di Dirk. A guerra finita tornò in Sicilia e poi negli anni Sessanta emigrò in Germania (di nuovo) per lavoro, prima del definitivo ritorno nell’isola natia, dove è morto a 100 anni, nel 2023.

Nella Bassa

Quest’anno, finalmente, l’idea di Dirk è diventata realtà. Ed ecco il viaggio a Verolanuova e l’incontro, pieno di emozione e commozione, con Cristina. Tappa obbligatoria è stato il San Donnino dove, gli attuali proprietari, appena sentita la storia, hanno accolto i visitatori facendo vedere loro la casa e gli spazi nei quali nonno Spera era stato accolto da Andrea Brunelli, nel 1943.

«Sto facendo questo viaggio – racconta Dirk – per far capire a mio figlio quanto è importante conoscere la propria storia. Incontrare Cristina è stato emozionante, perché è una persona con la quale ho trovato subito empatia ed è stato un modo per aggiungere un pezzettino in più alla storia delle nostre vite. Nonno Benedetto l’ho conosciuto nel 1994, mia madre mi aveva raccontato di lui, ma lui non aveva detto nulla di mia nonna e di mia mamma ai parenti a Belmonte, perciò quando mi presentai fu un po’ uno shock per tutti. Pian piano tutto si è sistemato e negli ultimi trent’anni nonno Benedetto mi ha detto molto di sé, della guerra vissuta, tanto che ho scritto "Spera", un libro che racconta la sua storia, che è la mia, quella della mia famiglia in Germania e in Sicilia, per non dimenticare le nostre radici». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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