Storie

Un ponte tra Brescia e l’India: in missione per aiutare la scuola

Quattro volontari bresciani hanno lavorato alla Lamdon Model nel cuore dell’Himalaya
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    I bresciani al lavoro nella scuola in India - © www.giornaledibrescia.it
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Sono arrivati dall’altra parte del mondo, a più di 7mila chilometri da Brescia, per aiutare una scuola che conoscono e sostengono da anni. Roberto Micheli, Mauro Rossi, Gianantonio (Toni) Bortolotti e Adriano Robba hanno passato una ventina di giorni, dal 20 agosto al 10 settembre, nella scuola di Pibiting nello Zanskar, una zona che si trova in India, nel Ladakh, sulla catena dell’Himalaya. «L’obiettivo della missione – spiega Micheli – era quello di terminare l’impianto elettrico di un laboratorio della scuola che l’associazione italo-francese (ma potremmo scrivere bresciano-francese dato che la sede italiana è nella nostra provincia) "Aiuto per lo Zanskar”, sostiene da quasi 30 anni. Alla «Lamdon Model high school» studiano in 350, femmine e maschi, tra i 5 e i 18 anni, la maggior parte dei quali sono di origine tibetana scappati dall’oppressione cinese».

«Aiuto per lo Zanskar» sostiene il percorso di studi con una sorta di adozione a distanza (si diventa sponsor di un allievo) perché qui l’analfabetismo è molto alto. Recentemente è stata finanziata la costruzione di un laboratorio di fisica e chimica al quale mancava solo l’impianto elettrico. Complice il fatto che un socio è elettricista, si è formata una compagnia di cinque persone pronta a partire a fine agosto. Alla fine sono partiti in quattro, e senza lo specialista, fermato a Brescia da un problema di salute.

Il viaggio

«Aiuto per lo Zanskar» ha finanziato la realizzazione di un laboratorio di chimica e fisica © www.giornaledibrescia.it
«Aiuto per lo Zanskar» ha finanziato la realizzazione di un laboratorio di chimica e fisica © www.giornaledibrescia.it

«Non ce la siamo sentita di rimandare il viaggio – racconta Micheli –, avevamo tutto: qualche conoscenza e le istruzioni, il materiale – zaini, borse e utensili ce lo ha donato la Cembre – e tanta voglia di fare». I quattro, quindi, si sono imbarcati il 20 agosto, sono arrivati a Delhi e, dopo due giorni di auto, facendo anche un passo a ben 5400 metri di altitudine, sono arrivati a Pibiting che si trova ad una quota di 3600 metri.

«Ci siamo subito messi al lavoro: il primo giorno eravamo pronti alle 7, poi abbiamo capito che i ritmi sono diversi dai nostri – racconta divertito Micheli –, lì si comincia verso le 10». I quattro, comunque, sono riusciti facilmente a portare a termine la missione e nei pomeriggi liberi hanno esplorato la valle e partecipato alla vita di comunità nella scuola. «È stato emozionante – continua –. C’ero già stato vent’anni fa, ho notato quanto sia cambiata la zona, in particolare le strade, più grandi e asfaltate. È una zona verde e rigogliosa, lì non ci sono difficoltà di sussistenza – continua –, il cibo non manca, la vita e i pasti, però, sono semplici e frugali, a base di riso e dahl (una sorta di zuppa, ndr) di legumi».

Emozioni

Alla «Lamdon Model high school» studiano in 350, femmine e maschi, tra i 5 e i 18 anni © www.giornaledibrescia.it
Alla «Lamdon Model high school» studiano in 350, femmine e maschi, tra i 5 e i 18 anni © www.giornaledibrescia.it

Gli alunni vanno a lezione dalle 10 alle 16, alcuni arrivano da vicino e si muovono a piedi o con due scuolabus, altri da molto lontano e sono ospitati nell’ostello della scuola. L’ordinamento scolastico è diverso dal nostro, fino agli 11 anni si acquisiscono le conoscenze di base e in seguito ci si specializza.

«I momenti più carichi – ricorda Micheli – sono stati quelli comunitari: la mensa, in particolare vedere i bimbi e i ragazzi, ognuno con un vassoio di acciaio, mettersi in fila, mangiare e rassettare con loro, l’adunata delle 10 con la meditazione dei più grandi e i piccoli che si fanno qualche dispetto». «Gli unici rimpianti – dice – non aver avuto mia moglie con me e non essere riuscito ad incontrare il ragazzo che ho sostenuto fino all’anno scorso: lui non frequenta più la scuola perché ha terminato il ciclo di studi, una frana aveva bloccato la strada per il suo villaggio e mi hanno sconsigliato di andarci». Un viaggio impegnativo, certo, ma che ha riempito il cuore dei quattro: «Ho avuto la conferma di ciò che penso da tempo e cioè che siamo fortunati a essere nati qui; nonostante questo, lì erano tutti sorridenti a felici». E quindi alla prossima missione. Info www.aazanskar.it

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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