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Balestrieri, dall’addio sofferto alla scherma al titolo mondiale

Vincenzo Cito
A diciannove anni dovette smettere per studiare Ingegneria, oggi festeggia il titolo nel fioretto maschile Over 40 in Bahrein
Ugo Balestrieri con la medaglia d'oro - © www.giornaledibrescia.it
Ugo Balestrieri con la medaglia d'oro - © www.giornaledibrescia.it
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Ci sono momenti che cambiano la vita, di cui ricordiamo giorno, mese e anno. Ugo Balestrieri (nato nel 1981) diciannove anni dopo, di quel 4 dicembre 2000 non ha dimenticato neppure l’ora. «Erano le 4 quando, assieme a mia madre, tornai da una trasferta di Coppa del Mondo all’estero e alle 9 mi aspettava a Ingegneria l’esame di algebra lineare. Fu un massacro, ne bocciarono la metà. Io ce la feci, ma il rischio corso mi spinse a una scelta inevitabile: basta con la scherma, dovevo mettere al primo posto gli studi».

La rinuncia

Non fu facile da accettare per un ragazzo nel giro della Nazionale e che per lungo tempo aveva condiviso il cammino sportivo col concittadino Andrea Cassarà, poi vincitore di due ori olimpici, di cui ancora oggi è amicissimo. «Non mi vergogno a dire che piansi moltissimo per quella rinuncia – ricorda –. Praticavo questo sport dall’età di sei anni, mi ci sono dedicato con tutta l’anima, allenandomi ogni giorno anche quando mi sono iscritto all’università. Il mio sogno era di entrare in un gruppo sportivo militare per praticare il fioretto a tempo pieno».

La carriera

La vita, poi, gli ha dato di più, perché dopo la laurea è seguita un’apprezzata attività professionale come manager che lo ha portato a girare il mondo. «La scherma, però, non l’ho mai abbandonata del tutto, dedicandole i ritagli di tempo concessi dal lavoro». Ciò non gli ha impedito, nel 2004, di arrivare terzo agli assoluti, battuto in semifinale da Salvatore Sanzo, che nello stesso anno ottenne l’oro olimpico ad Atene nella prova a squadre. Balestrieri si è sempre mantenuto attivo, tanto da mostrare oggi molti meno anni di quelli che ha.

La rivincita

La stoccata sul francese Bernal - © www.giornaledibrescia.it
La stoccata sul francese Bernal - © www.giornaledibrescia.it

E nel novembre scorso, in un certo senso, Ugo si è ripreso quello cui aveva rinunciato, conquistando ai Mondiali Master di Manama (Bahrein) il titolo nel fioretto maschile Over 40 che lo ha reso il primo storico vincitore della competizione in questa prima edizione, aperta alla categoria più giovane del circuito dei veterani. La sua giornata super è cominciata con la vittoria (10-2) sul tedesco Koenig nel primo incontro del tabellone da 32. Negli ottavi ha superato il tunisino Abdennadher (9-3). Quindi, nei quarti, lo statunitense Jan (10-8). In semifinale ha superato il francese Bernal (10-7), e in finale il tedesco Stanek (10-8).

«Tutto velocissimo e bellissimo in una giornata memorabile. Ero salito sull’aereo solo con l’ambizione di andare più avanti possibile, non mi aspettavo di vincere. I problemi maggiori? In semifinale ho avuto un paio di blackout, ma li ho gestiti bene e la ripartenza dopo la prima pausa mi ha dato lo slancio per aggiudicarmi il successo. La stoccata più bella? Di sicuro quella conclusiva». Che, in un certo senso, lo ha aiutato a lasciarsi alle spalle anche una spiacevole esperienza personale legata al lavoro.

L'urlo liberatorio dopo la vittoria - © www.giornaledibrescia.it
L'urlo liberatorio dopo la vittoria - © www.giornaledibrescia.it

Le pressioni

A un manager si chiedono risultati, una regola del gioco sempre accettata dall’ingegner Balestrieri. «Dopo un riassetto societario, però, mi resi conto di essere stato preso di mira per non avere condiviso alcune scelte aziendali. E così, volta per volta, mi venivano imposti obiettivi sempre più alti da raggiungere. Li ottenevo tutti, l’asticella si alzava ancora. Era un chiaro segnale che la mia presenza non era più gradita. Ho tenuto duro, soprattutto per garantire il posto alle tante persone che lavoravano con me. La resa, poi, è stata inevitabile, e sono seguiti giorni difficili. Mi sono rimesso in discussione, dubitando a volte anche di me stesso».

La ripartenza

L’aiuto fondamentale Ugo lo ha trovato in famiglia, quando il figlio undicenne Leonardo, che ha cominciato a praticare scherma anche lui da bambino, un giorno gli ha detto convinto: «Papà, tu un lavoro lo troverai sempre». Pochi giorni dopo gli sarebbero arrivate tre proposte. «Quando scelsi quella che mi soddisfaceva di più non ci fu nemmeno bisogno di mandare il mio curriculum, nell’ambiente la mia professionalità era nota. E questa per me è stata la più bella soddisfazione».

L’insegnamento più grande ricevuto dalla scherma? «Ci sono momenti in cui sembra che la situazione volga a tuo sfavore e che non ci siano possibilità di invertire la tendenza. È allora che devi sviluppare una forte capacità di adattarti all’assalto». E lui, Ugo Balestrieri, ci è riuscito in pedana. E nella vita.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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