Tonincelli in Uganda per un documentario sui bimbi disabili

Da Salò a Kalongo per puntare l’obiettivo su un aspetto drammatico del tema della disabilità. Giulio Tonincelli, classe 1984, fotografo e videomaker salodiano con occhio sempre vigile sulle tematiche sociali, è partito mercoledì alla volta dell’Uganda settentrionale. Vi resterà fino al 22 dicembre (poi volerà in Etiopia) per realizzare il documentario «You are not alone» sulla situazione dell’infanzia con disabilità fisiche e psichiche.
Sensibilizzazione
È un progetto promosso dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e dalla Fondazione Ambrosoli, che a Kalongo gestisce il Dr Ambrosoli memorial hospital, l’unico ospedale in un’area geografica povera e isolata con un bacino di mezzo milione di persone. «Qui – racconta il regista, che per Fondazione Ambrosoli ha già realizzato il docu-film Happy Today, incentrato sulla quotidianità delle ragazze che studiano per diventare ostetriche in una delle nazioni con la più alta mortalità materna e infantile – si emarginano o addirittura uccidono i bambini con disabilità mentali o fisiche, perché percepiti come una maledizione potenzialmente contagiosa. La superstizione, la carenza di strutture ed aiuti, le condizioni di estrema povertà spingono le loro madri a compiere spesso scelte estreme».
È un tema su cui Fondazione Ambrosoli sta facendo informazione e formazione. E in questo ambito si inserisce Tonincelli, affiancato dal bresciano Vladimir Motroi, direttore della fotografia. L’obiettivo è realizzare un documentario «che possa far riflettere – spiega Giulio – con uno sguardo non giudicante e il fine di sensibilizzare sul fenomeno per contrastarlo».
Crowdfunding
L’opera sarà prodotta da Moonwalk Studio, di cui Tonincelli è co-founder. I costi di produzione in loco sono coperti, ma per la post produzione (montaggio, mix audio, musiche) prevista tra febbraio e aprile 2025 è stata lanciata una campagna di crowdfunding (che si può sostenere qui).
Ancora una volta Tonincelli, che ha lavorato a New York nello studio del fotografo Steve McCurry e in diverse produzioni con registi come Luca Guadagnino ed Edoardo Gabbriellini, affronta una tematica complessa e drammatica, come ha già fatto in diversi progetti con ong attraversando Siria, Turchia, Palestina, India, Uganda, Bolivia, Cile e Argentina. «L’auspicio – dice – è sempre quello di fornire al grande pubblico una chiave di lettura su questioni così drammatiche». Questioni lontane geograficamente, ma di fronte alle quali non si può restare inerti.
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