Tomaso Muscio geometra avventuroso: «Ho rischiato di morire tredici volte»

L’ha rischiata grossa per ben tredici volte ma, come dice l’adagio popolare, «si vede che non era il suo momento». Anche perché, in barba al destino, è prossimo a compiere i 94 anni a breve. Un compleanno che sarà accompagnato dall’uscita del suo terzo libro «Momenti che segnano la vita» in cui 470 fotografie, tutte scattate da lui, accompagnano il racconto approfondito delle 13 volte in cui ha rischiato di morire. Tomaso Muscio è stato responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Villa Carcina per ben 30 anni e ha progettato i principali edifici pubblici presenti sul territorio, tra cui le scuole ed il centro per disabili «Firmo Tomaso», l’ultimo prima del pensionamento, avvenuto nel 2000. Un lavoro tranquillo, a fronte di una personalità che, invece, ha sempre amato le sfide. Lo testimonia il fatto che a 70 anni ancora scalava le montagne.
Sui monti
La passione per l’alpinismo l’ha portato a salire tutti i 4.000 delle Alpi per arrivare fino alle vette del Nepal, del Marocco, del Kenya e della Tanzania per citarne solo alcune. La scalata del Kilimangiaro è uno dei racconti cardine contenuti nel volume «Momenti che segnano la vita», che prende avvio con numerosi aneddoti relativi alla vita del giovane Tomaso in tempo di guerra. È proprio di quel periodo il primo episodio che mette a rischio la sua vita. Nell’agosto del 1944, mentre faceva ritorno in bici verso la Valtrompia dalle campagne della Bassa dove si era recato con l’amico Pietro Solfrini per procurare un po’ di granoturco da portare in tavola, i due incappano in un mitragliamento aereo. Solo la prontezza di spirito, che li porta a nascondersi in un canalone di cemento, li salva.
Quando riprendono le bici il sacco del granoturco presenta, infatti, diversi fori causati dai proiettili. Più in là, nel 1955, è un’altra sua grande passione a fargliela vedere brutta: mentre sta pescando alle Torbiere di Iseo, il sentiero su cui si trova crolla. Tomaso rimane con gli stivali nel fango e ogni mossa che fa sembra farlo sprofondare ancora di più. Riesce a salvarsi da solo, liberandosi dagli stivali intrappolati sul fondo, e fare ritorno a casa. Una delle ultime volte in cui l’ha scampata è stato nel 1961 sul Monte Bianco, quando il cavo portante della funivia bifune tra Punta Helbronner e l’Aiguille du Midi viene tranciato da un caccia bombardiere in volo. Tre cabine, tra cui quella da cui Tomaso era appena sceso, precipitano nel vuoto, uccidendo gli occupanti. Momenti che segnano la vita e che meritano di essere raccontati. Con gratitudine e rispetto.
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