La runner e il levriero: Sara Schiavone e Poker assi del canicross

Tanti dicono di amarli, ma poi, per qualcuno, sono oggetto di scommesse su quale esemplare sarà più veloce. E c’è chi li fa addirittura combattere in incontri clandestini. Invece una disciplina - sana - che li diverte davvero esiste e si chiama canicross. Si pratica in mezzo alla natura, che i quadrupedi tanto amano, non ha alcun fine economico-speculativo e permette al padrone di fare sport assieme al proprio animale di compagnia.
E a Brescia abbiamo una coppia fortissima, formata da Sara Schiavone, 55 anni, e dal levriero Poker, che si sono classificati al primo posto all’ultima edizione della Coppa Italia, bissando il successo dello scorso anno. Originaria di Manerba, Sara non è una tranquilla signora che si limita ad andare ai giardinetti col proprio cane, bensì un’agonista vera. Fino a poco tempo fa era un’ultramaratoneta, e nella propria lunga carriera ha anche portato a termine la durissima Cento chilometri del Passatore, con partenza da Firenze e arrivo a Faenza, dopo aver valicato la punta massima di quasi mille metri del Colle di Casaglia (tra la Valle del Mugello e quella del Lamone).

Per amore del proprio cane, però, ha deciso di cambiare attività fisica, perché si divertisse anche lui. Sara e Poker corrono e si allenano assieme per la Canpus Asd di Rovato sulle colline del lago di Garda o nel parco naturale della Rocca, sotto la cura dal preparatore Mattia Minori, che li segue dagli esordi. Quando parla di ciò che fanno, Sara non accenna mai a coppe da alzare o a vittorie da esaltare, pensa solo alla salute del proprio cane.
«Quando disputiamo le gare lo vedo felice, libero di sprigionare tutta la sua energia in un ambiente che adora. Ed è lui che spesso trascina me, ha uno spiccato senso dell’agonismo e gli piace vincere. Si è anche fatto qualche nemico – sorride –. C’è un suo rivale che, quando lo vede arrivare alla zona di partenza, gli abbaia contro in segno di sfida». Tutto resta lì, perché si gareggia a cronometro, una coppia distanziata dall’altra. Vince chi ha coperto nel tempo inferiore una distanza che non deve superare gli 8 chilometri per non affaticare il cane. Per garantire il benessere dei quadrupedi, che devono superare una visita medica per essere avviati all’agonismo, il primo criterio che ispira l’organizzazione di una manifestazione è che possa disputarsi in situazioni di massima sicurezza.
E la gara salta, se le condizioni meteorologiche non sono ideali, con particolare attenzione ai valori di temperatura e umidità, visto che per i cani è alto il rischio di un colpo di calore quando sono sottoposti a particolari sforzi. Anche i percorsi sono scelti ad hoc, non devono avere grandi cambi di pendenza e per almeno il 75% vanno tracciati su terreni non asfaltati.
Intesa
Correre col proprio cane aumenta la magica intesa tra padrone e animale, e si trasforma in un’indimenticabile esperienza. Però richiede un’attrezzatura specifica. Servono un imbrago, (non un collare), disegnato per la trazione, una linea elastica o ammortizzata che possa assorbire gli strappi improvvisi e che rappresenta una sorta di cordone ombelicale tra l’atleta e il suo compagno a quattro zampe. E poi c’è la cintura da canicross per il podista, larga e imbottita, che consente di gestire la conduzione dell’animale. Poi sta al padrone, se gli vuole davvero bene, capire quando il cane è stanco, magari perché procede a fatica, ansima o ha la bava densa. «In quel caso la gara non ha più alcuna importanza - assicura Sara - e ce ne torniamo a casa. Devo però dire che Poker non ha mai avuto crisi, anche perché si allena sempre con entusiasmo».
C’è un ostacolo fisiologico contro cui non si può combattere. «Se gli scappa la pipì - sospira Sara - ovviamente bisogna lasciargliela fare. E pazienza se si perdono preziosi secondi in gara». Chi possiede un cane sa quanto l’animale adori il «padrone», e che farebbe qualunque cosa pur di vederlo felice.
Col canicross il rapporto d’amore si rovescia. È il padrone che dimostra riconoscenza e affetto al suo migliore amico, mettendolo nelle condizioni di vivere una giornata nel contesto che più gli si addice. E Schiavone, che ha scoperto questa disciplina solo da pochi anni, grazie a un’amica, e intende proseguirla a lungo, dimostra questa dedizione anche da certi teneri particolari. Come quando, per esempio, manda informazioni che riguardano la propria attività agonistica: non parla mai in prima persona. I suoi messaggi cominciano sempre così: «Buon giorno, siamo Sara e il cane Poker».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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