Non smetteremmo mai di festeggiarli. Furono i primi a darci una gioia. Baggio sarebbe arrivato solo 25 anni dopo, la pallacanestro vivacchiava nei campionati minori, la pallanuoto era un’ipotesi ancora molto lontana. I soli scudetti li avevamo vinti negli anni Cinquanta con la Fari nella pallavolo femminile, allora giocata ancora a livello amatoriale. Allora scoprimmo il rugby, molti di noi senza neppure conoscerne le regole. Però bisognava essere lì, in via Collebeato, perché stava succedendo e poi successe qualcosa di epico. Tutti ammassati a ridosso del campo in terra battuta per sostenere la Concordia, avviata al primo storico tricolore della palla ovale nostrana, prima che arrivassero quelli di Calvisano.

Era il 1975, spartiacque di un decennio da urlo vissuto con l’entusiasmo e l’incoscienza di quella irripetibile epoca. Si era tutti un po’ anticonformisti in quei pazzi anni Settanta. A cominciare proprio dal Rugby Brescia, combriccola di geniali e litigiosi giocatori, uniti da un indissolubile legame in campo e non proprio amici fuori. Anni di beffe e di sberleffi. Memorabile il pallone dell’ultima partita, sparito misteriosamente e tenuto via come ricordo da Roberto Pegoiani, il gigante dal cuore d’oro andatosene via (e non è il solo...) nel 2021, dopo aver dedicato la propria vita agli altri fino all’ultimo giorno. Neppure la malattia lo fermò quando decise di portare il rugby nelle carceri, aiutando poi gli ex detenuti a trovarsi un lavoro una volta scontata la pena.



