Roncadelle, non solo Olimpiadi: il campione del Rischiatutto

Rispondendo a domande sulla storia della Chiesa, Gianfranco Rolfi vinse il corrispettivo di 200mila euro. Ora è prete e vuole l’oblio
Gianfranco Rolfi a Rischiatutto con lo storico conduttore Mike Bongiorno e la valletta Sabina Ciuffini - © www.giornaledibrescia.it
Gianfranco Rolfi a Rischiatutto con lo storico conduttore Mike Bongiorno e la valletta Sabina Ciuffini - © www.giornaledibrescia.it
AA

Durante un viaggio in treno una signora gli chiese di appoggiare le mani sulla testa del figlio per trasmettergli la sua cultura. L’Università di Parma lo iscrisse come matricola onoraria alla Facoltà di medicina. Era talmente famoso che ogni giorno riceveva centinaia di lettere, cariche di stima e ammirazione certo, ma anche con richieste molto concrete.

Accanto a Mike Bongiorno, il giovane Gianfranco Rolfi - © www.giornaledibrescia.it
Accanto a Mike Bongiorno, il giovane Gianfranco Rolfi - © www.giornaledibrescia.it

Come quel prete che gli chiedeva un televisore, o quelle suorine bisognose di sostanze per sistemare il tetto dell’asilo. Una donna napoletana, superati velocemente i convenevoli di rito, auspicava di ricevere le trecentomila lire necessarie per rifare amicizia con il fornaio, il droghiere e il macellaio, come prova allegava gli interminabili conti da saldare. La petizione più originale era però arrivata dalla Sicilia, precisamente da Caltanisetta. Un pittore era stato incaricato di rifare in un affresco sbiadito la figura del porcellino accanto a Sant’Antonio, non vedendo saldato il conto invocava aiuto, in cambio prometteva l’immunità del pollaio e della stalla da malattie e feroci attacchi. L’artista non sapeva che il destinatario della missiva scritta rigorosamente a mano, pur avendo origini contadine, aveva un solo animale, il cane Bibi.

Il Rischiatutto

Gianfranco Rolfi leggeva ogni lettera, spesso sorridendo, aiutando quando poteva. Del resto l’8 ottobre 1970 la sua vita era stata letteralmente travolta da una fama inimmaginabile. Quella sera (era giovedì) era diventato campione di Rischiatutto, e lo era diventato di fronte a venti milioni di italiani.

Rolfi durante una delle puntate del Rischiatutto - © www.giornaledibrescia.it
Rolfi durante una delle puntate del Rischiatutto - © www.giornaledibrescia.it

La gloria nazionale toccò anche a Roncadelle, il paese (dov’era nato e dove viveva Rolfi) che grazie al suo campione, annotava Danilo Tamagini sul Giornale di Brescia, «si sta prendendo la sua rivincita sulla città».

Perché se oggi il paese dell’hinterland ha conquistato le prime pagine nazionali grazie agli ori olimpici, oltre mezzo secolo fa quei titoli erano merito del ventitrenne Gianfranco che per otto settimane aveva trionfato rispondendo a domande sulla storia della Chiesa e portando a casa 16 milioni di lire (oggi sarebbero circa 200mila euro).

Il sacrista-operaio

Mike Bongiorno lo presentava come sacrista, ma non era vero. Perché Gianfranco Rolfi era in realtà un operaio, lavorava in un’azienda roncadellese che produceva piccoli elettrodomestici.

Definirlo sacrista era però una scelta ben precisa, oggi diremmo di marketing, per costruire il Rolfi personaggio televisivo, del resto rispondeva a domande sulla storia della Chiesa, e negli studi della Rai di Milano lo accompagnava il curato don Franco Bettinsoli.

Mike Bongiorno

Gli ingredienti c’erano tutti per attirare l’attenzione di Mike Bongiorno, mitologico presentatore che nasceva (a New York) esattamente un secolo fa. Umberto Eco nello spietato ritratto «Fenomenologia di Mike Bongiorno» nel 1961 dice che «professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza. L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L’uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio».

Dovremmo ampiamente riflettere sul fatto che si criticasse una forma di cultura nozionista che portava denaro oggi che il programma di punta della Rai regala cifre da capogiro semplicemente aprendo dei pacchi a caso.

«Un giovane contestatore»

Gianfranco Rolfi veniva definito «un giovane contestatore a modo suo, senza essere un capellone beat», lui con arguzia replicava: «Perché classificare la gente per come si veste? Eppure, nei piccoli centri soprattutto, basta un mantello, una barba lunga, i capelli lasciati crescere in disordine per essere bollati senza appello».

Il giovane Gianfranco Rolfi - © www.giornaledibrescia.it
Il giovane Gianfranco Rolfi - © www.giornaledibrescia.it

C’era stato il Sessantotto certo, ma il moralismo un po’ ipocrita era duro da estirpare. Commentava sul Giornale di Brescia un inaspettatamente feroce Tamagnini: «Tutti sono fieri. Tutti, meno la signora Letizia, l’unica che ha protestato contro il bailamme della scorsa notte, ma lei è vecchia e non è nemmeno arrivata alla radio. È ferma, inesorabilmente, al primo anteguerra. E poi non potrebbe schierarsi con il corteo festante. Gianfranco lei non lo soffre molto e forse ne è cordialmente ricambiata. Eppure, è merito suo se il giovinotto ha chiesto in tv di partecipare al quiz di Mike Bongiorno. Perché non l’ha fatto per raggranellare dei soldi (pur utilissimi), ma per far capire alla gente che anche i contestatori sono persone perbene, che magari hanno letto monsignor Della Casa e talvolta ne sanno un tantino in più di chi ostenta sottovetro il fatidico pezzo di carta».

La vocazione

Rischiatutto comunque cambiò la vita di Gianfranco. Il 28 luglio 1971 venne ricevuto in udienza privata da papa Paolo VI a Castelgandolfo.

Rolfi con don Franco Bettinsoli: il 28 luglio 1971 incontrò papa Paolo VI - © www.giornaledibrescia.it
Rolfi con don Franco Bettinsoli: il 28 luglio 1971 incontrò papa Paolo VI - © www.giornaledibrescia.it

Smessi i panni del personaggio, Rolfi, frequentando corsi serali, conseguì la licenza media e il diploma di maestro.

Nacque poi in lui la vocazione sacerdotale. Entrò nel seminario vescovile di Fermo, che, per scelta dell’allora vescovo, favoriva le vocazioni adulte. E dopo otto anni dall’esperienza in tv venne ordinato sacerdote, destinazione Firenze, parrocchia San Felice in piazza, a pochi passi da palazzo Pitti.

La sua vita oggi

Ancora oggi, all’età di 76 anni, vive lì attorniato da opere d’arte straordinarie, in una casa con le pareti straripanti di libri, nell’aria l’immancabile fumo delle sue pipe. «Ogni volta che si parla di Rischiatutto - taglia corto con la sua compiaciuta ironia - vengo riesumato per verificare lo stato di conservazione della salma». La salma in che condizioni è? «Direi abbastanza buone».

Del Rischiatutto però non vuole parlare. «Nella mia mente è un ricordo talmente lontano che sembra appartenere a un’altra vita».

La preghiera per Mike

Ma il passato non si cancella, nel 2009, durante una messa, invitò i fedeli a pregare per Mike Bongiorno, scomparso da pochi giorni. «Se sono parroco - disse - in fondo è anche per merito suo».

Poi sono passati i decenni ed il mito si è ricoperto della polvere dell’oblio, rievocato sporadicamente negli anni da chi quei momenti li aveva vissuti.

L’aneddoto complottista

Tra i depositari di aneddoti infiniti c’era don Amilcare Gatelli, storico parroco roncadellese, amico di Gianfranco (li univa la passione per il teatro, soprattutto per quello di rivista come si diceva allora). Don Amilcare, durante le settimane di delirio del Rischiatutto, era anche l’agente, se così possiamo dire, del campione; a casa di Rolfi non c’era il telefono, e così la canonica era diventata il riferimento per chiedere incontri e interviste con Gianfranco.

Capitò così che una sera, già ad anni Novanta inoltrati, in un momento conviviale dopo una riunione per il bollettino parrocchiale, venne chiesto al sacerdote di rievocare quel passato in bianco e nero. Don Amilcare era un sant’uomo, un parroco guareschiano (lui che peraltro era un manzoniano devoto), ma la sua intelligenza sagace lo portava ad amare il pettegolezzo (non solo da sacrestia) e, quando possibile, ad alimentarlo ad arte.

Così, come un mago che estrae il coniglio dal cappello, prese dalla libreria un libro. «È quello su cui studiava Gianfranco» disse che un sorriso sornione che lasciava presagire ben più gustosi dettagli. E infatti mostrò delle pagine cerchiate in rosso, sottintendendo che i temi delle domande venissero annunciati in anticipo. Alimentando così un complottismo ante litteram che fa quasi tenerezza pensando a dove siamo arrivati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@I bresciani siamo noi

Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.