Ovviamente si sapeva che ci fosse, ma non era propriamente valorizzata, per usare un eufemismo. L’unica reliquia di san Benedetto fuori dall’abbazia di Montecassino era nel tempo finita nell’armadio archivio nello scantinato della cattedrale. Ci voleva, una volta in più la passione, la competenza e la tenacia di monsignor Ivo Panteghini (esperto di reliquie e molto altro) perché la reliquia di san Benedetto venisse valorizzata come merita.

Venerazione
Agli inizi del Duemila è stata così riposta in un nuovo prezioso reliquiario ed esposta alla venerazione dei fedeli, con una suggestiva cerimonia nel 2005 presieduta da Notker Wolf, primate della Confederazione benedettina.

«La nuova suggestiva collocazione sull’altare di sant’Apollonio – sottolinea il professor Angelo Baronio – consente di immaginare che il gesto di genuflessione e di inchino di san Paolo VI sul lato opposto della cattedrale possa essere inteso anche come omaggio al grande patriarca d’Occidente, padre dell’Europa, della stessa proclamato patrono da Montini».
Il 24 ottobre 1964, Paolo VI consacrò la chiesa dell’abbazia di Montecassino, ricostruita dopo il devastante bombardamento; in quella circostanza Montini proclamò, appunto, san Benedetto patrono principale d’Europa, si festeggia l’11 luglio.

All’abbazia di Montecassino Giovanni Battista Montini fu particolarmente legato fin dai suoi anni giovanili e la spiritualità benedettina esercitò sempre una suggestiva influenza sul suo animo. Infatti i primi segni della vocazione al sacerdozio furono legati proprio all’assidua frequentazione avuta dal futuro Pontefice con una comunità di monaci benedettini di Marsiglia che, esule dal 1910 a causa della legislazione soppressiva francese, fu ospitata in un convento a Chiari fino al 1922.
Spesso unico ospite, da ragazzo Montini assisteva alle cerimonie liturgiche di questa piccola comunità, attratto da quelle «armonie che sembravano essere colloquio tra cielo e terra».



