Quelle immagini della strage di piazza Loggia ricolorate a mano

Sono contenute nel docufilm «10’ e 12’’», creato con filmati, foto e audio dell’epoca: il risultato è un’esperienza immersiva fortissima
Arnaldo Trebeschi in lacrime vicino al corpo del fratello Alberto in uno scatto ricolorato per il docufilm
Arnaldo Trebeschi in lacrime vicino al corpo del fratello Alberto in uno scatto ricolorato per il docufilm
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Le immagini sono potentissime. La commozione sale fino in gola e resta lì, tanto da formare un groppo. La voce si spezza e il 1974 viene catapultato nel 2024: i fatti di mezzo secolo fa diventano potenzialmente presente. Il docufilm «10’ e 12’’» è un pugno nello stomaco perché dà una nuova dimensione alla memoria: immagini e fotografie della strage e dei funerali delle vittime, in buona parte già viste, sono state ricolorate a mano, fotogramma per fotogramma, e rimontate con le registrazioni audio originali. Il risultato è un’esperienza immersiva fortissima.

A dar vita a questo prodotto, non a caso della durata di 10 minuti e 12 secondi, come l’orario in cui scoppiò l’ordigno piazzato nel cestino sotto i portici, è stato un team di persone ed enti che si sono uniti, ma il nucleo originale dal quale tutto è nato è composto dal produttore, Alessandro Orizio, presidente dell’associazione musicale Gasparo da Salò, supportato da Fondazione della Comunità Bresciana, in particolare da Giovanni Rizzardi, e Fondazione Cariplo.

Il corteo davanti alle bare di sei delle otto vittime della strage, il 31 maggio 1974
Il corteo davanti alle bare di sei delle otto vittime della strage, il 31 maggio 1974

Orizio, come nasce questo progetto?

Un anno fa ci siamo chiesti cosa potessimo fare di speciale per il cinquantesimo della Strage; siamo partiti con l’idea di un concerto poi, per diverse ragioni, anche legate alla presenza di Mattarella e al programma della giornata, abbiamo pensato ad un audiovisivo da proiettare al Grande. Un progetto al quale si è unito il Comune, la Provincia, la società civile e tutta Brescia.

Un progetto non facile...

È stato estremamente impegnativo, ci abbiamo lavorato per sei mesi. L’ispirazione arriva dai documentari della Seconda guerra mondiale realizzati con materiale d’epoca ricolorato. È stato spontaneo pensare che queste immagini avvicinassero i fatti a chi li vede lontani da sé e nel tempo.

Come avete proceduto?

Ci siamo affidati a Claudio Uberti che ha saputo trasformare video e foto in qualcosa di unico.

Il video sarà proiettato per la prima volta al Grande il 28 maggio. Poi?

Speriamo innanzitutto che possa essere mostrato durante la diretta della Rai di quel giorno. Sicuramente, nel pomeriggio, verrà trasmesso integralmente da La7 durante la trasmissione «Tagadà». In serata, poi, verrà proiettato all’Eden e verrà utilizzato da «Casa della memoria» nel museo che sarà realizzato a palazzo Martinengo delle Palle in via San Martino della Battaglia. Infine, sono certo, verrà portato nelle scuole quando si spiegherà ai ragazzi cosa è successo il 28 maggio 1974.

Le bare delle vittime della strage di piazza Loggia
Le bare delle vittime della strage di piazza Loggia

Nel docufilm la musica giova un ruolo chiave...

È un ponte emotivo. In «10’ e 12’’» non è stato aggiunto niente che non fosse originale se non la musica che colma il vuoto di ciò che manca. La struttura della colonna sonora, scritta da Roberto Soggetti e Sandro Torriani, attinge alla partitura dello «Stabat Mater» di Antonio Vivaldi. E non a caso a cantare è il coro di voci bianche «I piccoli musici» che rappresenta il futuro e la memoria. Poi l’ultimo accordo, che in Vivaldi è in minore, nel film è in maggiore per rappresentare la speranza. Come da un fatto così tragico è nata «Casa della memoria» e tutti i progetti realizzati.

La possiamo definire opera d’arte?

Sì, è come un’installazione. Per me è il quarto atto di un percorso iniziato dopo il Covid quando ci siamo accorti che serviva qualcosa di più per far uscire la gente di casa. Serviva un’emozione diversa. E così nel 2022, come Festival pianistico, abbiamo creato un concerto immersivo per i 100 anni dalla nascita di mio padre Agostino. È seguito il concerto a Santa Maria del Carmine «The Armed Man - A Mass for Peace» e poi il documentario, sempre di Claudio Uberti, su Facchinetti. Se riesci a mixare le arti raggiungi un messaggio dalla potenza straordinaria.

Che messaggio vuole passi a chi guarda il docufilm?

La memoria. Vorrei anche che si ricordasse che la violenza è presente in qualunque società, nel passato e nel presente, ma che si alimenta con le scorciatoie. L’invito, quindi, e a non frequentarle.

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