«Voi ci fate l’onore di accomunarci alla gloria di Tito Speri». Sono passate da poco le 14 di sabato 5 febbraio 1944. Il presidente del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, paravento giuridico alla repressione fascista, ha appena pronunciato la sentenza di morte per Astolfo Lunardi ed Ermanno Margheriti. I due condannati si abbracciano, dandosi reciproco coraggio.
Lunardi ringrazia i giudici: lui e l’amico, proclama in faccia ai carnefici, moriranno come l’eroe delle Dieci Giornate, patrioti nel nome della libertà. Lunardi ha 52 anni, Margheriti 24. Cattolici, antifascisti, hanno coordinato i primi gruppi partigiani nell’Alta Valtrompia. Sono «Ribelli per amore», come nella preghiera di Teresio Olivelli. Astolfo, dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, ha organizzato la nascita della Resistenza in città. In novembre ha partecipato alla riunione fondativa delle Fiamme Verdi. Il 6 gennaio 1944 è stato arrestato a Porta Milano dalla squadra politica della questura. Poche ore prima, nella notte fra il 5 e il 6, era stato prelevato Margheriti. Un mese di carcere e poi il processo il 5 febbraio. La Repubblica di Salò vuole dare l’esempio: all’alba seguente vengono fucilati al poligono di Mompiano.



