Nella campagna di Borgo San Giacomo un drone scova due antichi tumuli circolari

Agili, versatili e facili da manovrare, i droni si sono rivelati un ottimo strumento non invasivo per documentare i segni del passato. Grazie ad essi è possibile individuare le tracce che l’uomo ha inciso nel terreno nel corso dei millenni, rese evidenti dalla difforme crescita della vegetazione: più bassa in corrispondenza di murature o fondazioni sepolte e più rigogliosa e scura in presenza di fossati, pozzetti e sepolture.
Anche nella campagna che circonda la frazione di Motella, a Borgo San Giacomo, grazie a un drone sono stati individuati due antichi tumuli di forma circolare, ubicati in un’area posta a sud del paese, mentre due formazioni quadrangolari sono state immortalate dalle fotografie satellitari. La scoperta si deve all’associazione Klousios-Centro studi e ricerche Basso Chiese, il cui vicepresidente e referente scientifico Mino Perini ha così commentato: «Uno di questi tumuli si trova sempre a sud dell’abitato di Motella, poco distante dai fossati circolari e può essere interpretato come un sacello funerario o come fanum, sorta di piccolo tempio agreste di tradizione celtica, a riprova che quest’area è stata abitata a partire dal tardo periodo celtico, continuando poi in epoca romana. L’altro è localizzabile a est del paese, nei pressi di un’area che in passato ha fornito monete, laterizi e altri reperti di epoca romana e pre-protostorica. Quest’ultima struttura è di dimensioni ragguardevoli, 80 per 65 metri, e di difficile interpretazione, ma testimonianza che quel territorio è stato da sempre oggetto di importanti insediamenti umani».
Sin dal 2014, anno della sua fondazione, l’associazione Klousios, presieduta da Daniele Bandera, ha inserito nel proprio statuto la stretta collaborazione con gli enti istituzionali sia bresciani sia mantovani nella tutela e salvaguardia del ricchissimo patrimonio archeologico della pianura afferente al basso corso del fiume Chiese. Ciò ha portato anche alla firma di una convenzione con la Soprintendenza Abap di Mantova, Cremona e Lodi, oltre ad una stretta collaborazione che, nel corso degli anni, ha portato a scoperte archeologiche di notevole interesse. «Da questa ricerca congiunta è emersa una quantità strabiliante di dati e strutture nella pianura tra i fiumi Strone e Mincio: strade romane, necropoli celtiche, romane e alto medievali, recinzioni agrarie polimorfe di epoca tardo celtica, sacelli quadrangolari dell’epoca della romanizzazione, abitati dell’età del bronzo e tracce materiali della centuriazione romana. Un corpus di siti mai documentati prima che arricchisce la conoscenza dell’enorme patrimonio archeologico della bassa pianura orientale lombarda», ha concluso Perini.
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