Storie

Maria, 103 anni: «ll giorno della strage volò la spesa, strinsi mio figlio»

Il 28 maggio 1974 la signora Maggi tornava dal mercato al momento dello scoppio in piazza Loggia: «Non dimenticherò mai quel buio»
La signora Maria Maggi, classe 1923 - © www.giornaledibrescia.it
La signora Maria Maggi, classe 1923 - © www.giornaledibrescia.it

«Non dimenticherò mai quel giorno, prima il boato poi il buio: mi si gela ancora il sangue a pensarci». Maria Maggi il mattino del 28 maggio 1974 era uscita a fare compere con il figlio Marco, quel giorno aveva il turno del pomeriggio, dalle 2 alle 10, alla Wuhrer e così al mattino era andata a prendere un po’ di frutta e verdura al mercato di piazza Rovetta.

Siccome pioveva decisero di rientrare, e così verso le dieci si trovarono a poche decine di metri dallo scoppiò che causò la strage di piazza Loggia. «Le borse che avevo tra le mani volarono via senza quasi me ne rendessi conto, riuscii solo a stringere il mio bambino e poi, nella confusione totale che seguì, corremmo verso casa. Ero talmente scossa che quel pomeriggio non andai al lavoro, è stata probabilmente l’unica volta che sono mancata».

Il ricordo di quel giorno è ancora nitidissimo nella mente di Maria, l’evento è stato ovviamente devastante, va però aggiunto che lei di anni ne ha 103. A onor del vero, va detto che ne dimostra almeno venti di meno. Soprattutto ha una memoria senza tentennamenti.

La signora Maria con i figli Marco e Rachele - © www.giornaledibrescia.it
La signora Maria con i figli Marco e Rachele - © www.giornaledibrescia.it

Signora Maria, se non fosse per sua figlia Rachele che certifica i suoi 103 anni, non le crederei. Qual è il suo segreto?

Nessuno segreto, tra i miei fratelli sono stata la prima a nascere e l’ultima a morire. Evidentemente lassù qualcuno ha deciso così. Ma le dico una cosa.

Mi dica.

Quando sarà il giorno, in cielo voglio incontrare solo mia mamma e mio marito, gli altri no, soprattutto non voglio rivedere mio padre.

Perché?

Era un uomo terribile, non mi ha mai dimostrato affetto. Era un agricoltore, un uomo molto duro, probabilmente non era nemmeno tutta colpa sua. Fatto sta che noi figli, e la nostra povera mamma, ne abbiamo dovuto subire le conseguenze. Pensi che mia madre era di una famiglia benestante, ma dopo il matrimonio visse praticamente in miseria. Terribile

Dove vivevate?

La nostra cascina era a Gottolengo. La mattina andavo a scuola, giusto il tempo di togliere il grembiulino e un pranzo veloce ed ero già in campagna a lavorare. Una vita terribile, e infatti appena ha potuto mi sono sposata e me sono andata. Ma non fu facile, perché non avevo scelto un agricoltore, e per mio papà questo non era accettabile.

Che lavoro faceva suo marito?

Angelo era un autista, ma purtroppo la felicità era destinata a durare poco, perché morì nell’estate del 1950, dopo l’estrazione di un dente.

Maria Maggi a Ponte di Legno con gli amici - © www.giornaledibrescia.it
Maria Maggi a Ponte di Legno con gli amici - © www.giornaledibrescia.it

E così fu costretta a tornare a casa?

Non potevo fare altro, avevo una figlia piccola, come potevo lavorare per mantenerci e gestirla?

Cosa ricorda di quei giorni?

Era una situazione assolutamente insostenibile, io lavoravo ma mio padre non mi dava nemmeno una lira. Mia mamma vendeva qualche gallina di nascosto per darmi qualche soldo per la bambina. Fu lei a convincermi ad andarmene, mi disse che avrebbe tenuto lei la piccola finché non mi sistemavo. E così venni in città.

Dove trovò lavoro?

Dopo alcuni lavoretti, trovai occupazione fissa alla Wuhrer, alla catena di montaggio.

Facile immaginare che anche lì la vita non fosse propriamente facile.

Ovviamente non lo era, anche se in quel reparto eravamo tutte donne, le fatiche non ci erano certo risparmiate. Riempivamo le cassette con le bottiglie di birre e poi le spostavamo, a mano ovviamente. E lavoravamo anche 15 ore al giorno. Ma io ero finalmente felice, soprattutto quando a fine mese arrivava la paga.

Non ha mai pensato di cambiare lavoro?

No. Le dirò di più, capitava spesso che la famiglia Wuhrer chiamasse qualcuna di noi per andare a servizio nella loro casa, ma a me non piaceva proprio.

Cosa non le piaceva?

Preferivo il lavoro di fabbrica. Devo però dire che con la famiglia Wuhrer mi trovavo personalmente benissimo, accompagnavo anche i loro figli a scuola. E loro erano molto cortesi, oltre alla busta paga mi davano sempre anche un extra.

E poi è andata in pensione.

Certo, con mio figlio e mia figlia finalmente grandi ho iniziato a viaggiare. Conun gruppo di amici, molti ex colleghi, siamo stati in Marocco, in Spagna, in Tunisia e in molti altri posti.

Maria Maggi al mare - © www.giornaledibrescia.it
Maria Maggi al mare - © www.giornaledibrescia.it

Una bella rivincita dopo gli anni di gioventù così pensanti.

Sicuramente, penso di essermi meritata un tempo di felicità.

E ora?

Ora sono qui agli arresti domiciliari, per colpa delle gambe un po’ “rallentate” non posso più uscire.

Le manca andare al bar a bere un caffè?

Quello proprio no, un vizio che non ho mai avuto.

Suvvia, vizio è un po’ esagerato, non avrà passato una vita così austera?

(ride) Svago ma senza mai eccessi, pensi che sono andata al cinema una sola volta, a vedere la Ciociara. La sa cosa mi manca davvero?

Cosa?

Sarebbe meglio dire chi: le mie amiche che non ci sono più, loro mi mancano moltissimo.

Maria Maggi con le amiche - © www.giornaledibrescia.it
Maria Maggi con le amiche - © www.giornaledibrescia.it

Ma qui agli arresti domiciliari, non si toglie nessuno sfizio?

La mia dieta è molto semplice, mangio un po’ di tutto con moderazione. Mai bevuto né fumato. Se devo essere sincera però, nel comodino vicino al letto ho sempre un pacchetto di plumcake. Vado a dormire presto, verso mezzanotte mi sveglio sempre con un po’ di fame, così mangio il mio plumcake quotidiano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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