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Jesolo, una storia di 100 anni con firma degli imprenditori bresciani

Camillo Facchini
Nel 1926 l’onorevole Giovanni Gorio intuì le possibilità di sviluppo di quell’area paludosa del Veneto
Com'era il litorale di Jesolo
Com'era il litorale di Jesolo
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A Jesolo e sull’Adriatico, in queste settimane, uno dei profumi diffusi è quello della vernice che, con il pennello, è lo strumento di lavoro primaverile dei «balneari». Tutti al lavoro per restituire agli stabilimenti i colori dell’estate, ultimi preparativi per la stagione delle vacanze (che nelle giornate di picco richiama tra turisti e pendolari anche 500.000 ospiti), fiduciosi che i numeri siano grandi e fiduciosi – ma questo nessuno lo ammetterebbe mai - che le quotazioni dei biglietti aerei non scendano, riportando gli italiani su spiagge antiche che hanno fatto la storia della vacanza italiana.

A Jesolo, che un tempo si chiamava Equilium, città dei cavalli (per la presenza in epoca romana di allevamenti), Brescia ha scritto un pezzo importante della storia del paese veneto grazie ad alcuni imprenditori e a Giovanni Gorio. Personaggio eclettico, Gorio era stato deputato dal 1929 al 1934 (i suoi discorsi sono stati raccolti in un libro della Morcelliana), dal 1902 console onorario d’Italia a Bombay (dove creò, con la ragione sociale Gorio ltd, un centro per la vendita delle confezioni seriche italiane) e per Jesolo ne aveva intuito le possibilità di sviluppo, anche se prima sarebbe stato necessario un importante lavoro di bonifica.

Cavazuccherina

Tra il 1925 e il 1926, con altre famiglie imprenditoriali bresciane, Gorio aveva infatti investito importanti capitali sul litorale Adriatico veneto: obiettivo era la trasformazione in spiaggia turistica di quella che allora si chiamava Cavazuccherina (dal nome del canale fatto scavare nel 1499 dall’ingegner Alvise Zucharin), avviando un progetto nel quale vennero coinvolti anche Parlamento e Governo, i quali - nel momento più impegnati dello sviluppo delle opere di bonifica, che ormai stava per concludersi – ritennero di non mettere risorse a disposizione.

Uno scorcio di Jesolo
Uno scorcio di Jesolo

In Veneto lo sviluppo del progetto prima di bonifica (che si estese anche a Punta Sabbioni e Grisolera, oggi Eraclea) e poi turistico-immobiliare ha visto anche altri bresciani attivi: Giovanni Gorio coinvolge il quinzanese Tommaso Nember, ramo austriaco-bresciano, al quale a Jesolo è intitolata una piazza (ed una seconda è intitolata a Brescia), che acquista dall’Ordine di Malta una tenuta alle foci del Piave e del Sile: con base in una locanda alle Conche del Cavallino dirige - da quella che già allora si chiamava Cascina Brescia - le operazioni con idrovore e braccia umane di bonifica dei terreni per riportare il mare sotto la terra.

I protagonisti

Altri due bresciani, Mino Tempini e il professor Bertazzoli (presidente di una commissione che discuteva della lotta alla malaria, citando esplicitamente la situazione sanitaria post bellica a Cavazuccherina) sono stati con Gorio i bonificatori delle zona delle «Dune» e di gran parte del litorale che da «Lido dei lombardi» diventerà poi Lido di Jesolo.

Giovanni Gorio
Giovanni Gorio

Giovanni Gorio e Tommaso Nember non tardarono a immaginare in una fase successiva un utilizzo turistico delle spiagge, affidando all’ingegner Giuseppe Alberti (anch’egli bresciano artefice del progetto dell’autostrada Brescia-Bergamo-Milano) l’idea di una prima serie di edifici vista mare. A Jesolo non si fanno così attendere i primi stabilimenti balneari; edifici in legno inizialmente recuperando i casoni che ospitavano la manovalanza nelle stagioni delle bonifiche. Seguono negli anni ’30 i primi grandi alberghi e nel 1946, a guerra finita, il Lido si ridesta dal suo timido inizio di crescita strutturale e si sviluppa senza sosta. Lo spazio per le prime «spiagge attrezzate» era già stato aperto partendo da edifici che riprendevano anch’essi gli stili delle strutture d’appoggio ai lavori di bonifica.

Oggi Jesolo, che i bresciani hanno sempre frequentato, è la seconda spiaggia d’Italia con sei milioni di turisti l’anno. Il sistema conta 450 alberghi per tutte le tasche e 12.000 appartamenti, con duecentomila posti letto. 2.000 i negozi. Quanto a Giovanni Gorio, nel mondo dei commercianti di tessuti si era fatto conoscere come «l’uomo della seta», titolo che lo porta ad ottenere la rappresentanza della sericoltura italiana (assai sviluppata anche a Brescia) nel mercato internazionale, ma soprattutto il ruolo di programmatore in Italia dello sviluppo della bachicoltura, con l’emissione di leggi protettive per i gelsi. Membro della Silk Build, negli Stati Uniti, era stato presidente della federazione delle case d’esportazione di Oltre Mare).

Lavori e cariche che nell’ambiente serico diedero vita all’esistenza di un «metodo Gorio» per rendere più morbido e resistente il filo della seta. Delle bonifiche per riportare la terra sopra al mare rimane il ricordo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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