Storie

Interrail, «un’esperienza favolosa che vale la pena vivere»

Marco Papetti
Le testimonianze di Francesca e Andrea: «Un’estate vissuta tra sacchi a pelo e paesaggi incantevoli»
  • I cinque bresciani durante il loro Interrail del 1999
    I cinque bresciani durante il loro Interrail del 1999 - © www.giornaledibrescia.it
  • I cinque bresciani durante il loro Interrail del 1999
    I cinque bresciani durante il loro Interrail del 1999 - © www.giornaledibrescia.it
  • I cinque bresciani durante il loro Interrail del 1999
    I cinque bresciani durante il loro Interrail del 1999 - © www.giornaledibrescia.it
  • I cinque bresciani durante il loro Interrail del 1999
    I cinque bresciani durante il loro Interrail del 1999 - © www.giornaledibrescia.it
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Francesca e Andrea. Due epoche diverse, ma un’esperienza indimenticabile per entrambi. Oggi, mercoledì 30 ottobre, si aprono le candidature per viaggiare gratis in Europa con l’interrail. Zaino in spalla, treni e l’Europa da scoprire. Quarant'anni fa le stesse emozioni di oggi. 

Nel 1985

«Lo consiglierei moltissimo ai giovani di oggi, e non solo a loro: viaggiare lentamente, senza organizzare per forza tutto e godendosi l’esperienza».

Francesca Capretti il primo Interrail lo ha fatto nel 1985 assieme alla sorella Orsola: la prima aveva 19 anni, l’altra 18 appena compiuti. Ne sono seguiti altri due, ma i ricordi del primo viaggio alla scoperta dell’Europa mantengono un sapore particolare. Un mese su e giù dai treni, da una città all’altra: Copenaghen, Amsterdam, Colonia, Berlino, Vienna, Barcellona, Francoforte. Ogni giorno era un’avventura nuova: «Non prenotavamo alberghi e dormivamo la notte in treno spostandoci da una meta all’altra, una cosa molto divertente - racconta -. Mangiavamo un panino a testa al giorno e una birra la sera. Sceglievamo il tragitto in base alla lunghezza del viaggio. Ogni tanto chiamavamo casa per dire che stavamo bene: non c’erano cellulari all’epoca».

L’Interrail era un sogno, conquistato con sacrificio: «Per guadagnare qualcosa e pagarci il viaggio io e mia sorella abbiamo passato una stagione facendo io la gelataia e lei la cameriera – ricorda Francesca –. Il biglietto dell’Interrail costava qualcosa meno di 300mila lire: avevamo con noi un librettino su cui ci mettevano un timbro alla biglietteria delle stazioni ogni volta che si andava da una città all’altra. Quando siamo tornate a casa siamo andate a mostrare il libretto in stazione a Brescia e ci hanno detto che ognuna di noi aveva accumulato viaggi per circa un milione di lire di viaggi».

Ieri come oggi, l’Interrail è scoperta di luoghi e persone: «Abbiamo conosciuto un sacco di persone, quasi sempre studenti che facevano la nostra stessa esperienza. Si condividevano tratti di viaggio, a volte capitava di dividersi ma di ritrovarsi dopo qualche giorno in un’altra città».

Non c’erano smarthphone per immortalare o condividere ogni momento in tempo reale sui social, eppure i ricordi sono ancora nitidi come fotografie: «All’epoca sia io sia mia sorella tenevamo un diario: ogni volta che lo rileggiamo ci divertiamo tra noi a ricordare quel periodo – racconta Francesca –. In generale ci siamo sempre trovate benissimo, non ci sono mai stati momenti in cui abbiamo corso rischi o percepito insicurezza. Sicuramente i tempi sono cambiati, non so come sia adesso – conclude –. Ma senza dubbio per un giovane di oggi può essere un’esperienza super divertente, si vedono tanti posti e si è liberi: ogni sera si decide dove andare il giorno dopo. In questo modo poi si impara anche a cavarsela con pochissimo».

Nel 1999

Un’estate di libertà con gli amici, con sacchi a pelo e tende, tra Francia, Belgio e Olanda. È il ricordo dell’Interrail di Andrea Peri, che nel 1999 a 17 anni partì per il grande viaggio con cinque amici di Castenedolo e Borgosatollo. «Al tempo avevamo una band: oltre alla voglia di viaggiare ci univa anche questo hobby – racconta –. È stata un’esperienza molto bella, che ricordo con grande gioia. La consiglierei a chi ha curiosità e ama il viaggio, perché dà la libertà di organizzarsi come meglio si crede. Noi per esempio avevamo prenotato solo la notte a Parigi, per il resto eravamo partiti all’avventura: c’era un programma di massima, ma poi una volta arrivati in un posto nuovo cercavamo la soluzione per dormire, in campeggi o in ostello. Ogni mattina si decidevano i percorsi e ci si orientava con le mappe delle città».

Con lo zaino in viaggio
Con lo zaino in viaggio

Il biglietto Interrail offriva un ampio ventaglio di possibilità. «Al tempo c’era un pass per viaggiare all’interno di tutta l’Unione europea e un altro con tris di Stati da visitare. Noi avevamo optato per questa seconda formula, scegliendo di visitare Francia, Belgio e Olanda. Il pass valeva 21 giorni e noi li avevamo sfruttati praticamente tutti. La maggior parte del tempo lo avevamo trascorso in Francia, in Olanda avevamo visitato Amsterdam e Rotterdam e in Belgio eravamo passati più velocemente. Questa flessibilità, con la possibilità di decidere dove andare e quanto fermarsi, era un po’ il sendo del viaggio».

Tra le tante esperienze vissute da Andrea e dagli amici Marco, Renato, Umberto e Francesco, anche un’eclissi di sole vista dalla «ville lumière»: «Avevamo di fermarci a osservarla a Parigi, nel quartiere Défense: è uno dei ricordi più nitidi che ho. Ma in Francia – aggiunge – oltre che nelle grandi città eravamo stati anche nelle località più piccole della costa, come La Rochelle o Le Mont-Saint-Michel. Per noi ragazzi di allora è stato molto bello avere l’opportunità di andare all’estero in autonomia, di vedere luoghi così affascinanti e di conoscere tante persone: attaccavamo bottone con tutti, arrangiandoci come potevamo con la lingua, nei vagoni dei treni, nei fast food e nei pub».

Dopo quello del 1999 Andrea non è più riuscito a ripetere l’esperienza Interrail, che gli è rimasta però nel cuore: «La consiglio vivamente ai diciottenni di oggi – conclude – anche per riscoprire la lentezza del viaggio e della scoperta con il treno, con cui si ha la possibilità di arrivare nel cuore delle città e di vivere il viaggio anche solo guardando dal finestrino».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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