Interrail, «un’esperienza favolosa che vale la pena vivere»
Francesca e Andrea. Due epoche diverse, ma un’esperienza indimenticabile per entrambi. Oggi, mercoledì 30 ottobre, si aprono le candidature per viaggiare gratis in Europa con l’interrail. Zaino in spalla, treni e l’Europa da scoprire. Quarant'anni fa le stesse emozioni di oggi.
Nel 1985
«Lo consiglierei moltissimo ai giovani di oggi, e non solo a loro: viaggiare lentamente, senza organizzare per forza tutto e godendosi l’esperienza».
Francesca Capretti il primo Interrail lo ha fatto nel 1985 assieme alla sorella Orsola: la prima aveva 19 anni, l’altra 18 appena compiuti. Ne sono seguiti altri due, ma i ricordi del primo viaggio alla scoperta dell’Europa mantengono un sapore particolare. Un mese su e giù dai treni, da una città all’altra: Copenaghen, Amsterdam, Colonia, Berlino, Vienna, Barcellona, Francoforte. Ogni giorno era un’avventura nuova: «Non prenotavamo alberghi e dormivamo la notte in treno spostandoci da una meta all’altra, una cosa molto divertente - racconta -. Mangiavamo un panino a testa al giorno e una birra la sera. Sceglievamo il tragitto in base alla lunghezza del viaggio. Ogni tanto chiamavamo casa per dire che stavamo bene: non c’erano cellulari all’epoca».
L’Interrail era un sogno, conquistato con sacrificio: «Per guadagnare qualcosa e pagarci il viaggio io e mia sorella abbiamo passato una stagione facendo io la gelataia e lei la cameriera – ricorda Francesca –. Il biglietto dell’Interrail costava qualcosa meno di 300mila lire: avevamo con noi un librettino su cui ci mettevano un timbro alla biglietteria delle stazioni ogni volta che si andava da una città all’altra. Quando siamo tornate a casa siamo andate a mostrare il libretto in stazione a Brescia e ci hanno detto che ognuna di noi aveva accumulato viaggi per circa un milione di lire di viaggi».
Ieri come oggi, l’Interrail è scoperta di luoghi e persone: «Abbiamo conosciuto un sacco di persone, quasi sempre studenti che facevano la nostra stessa esperienza. Si condividevano tratti di viaggio, a volte capitava di dividersi ma di ritrovarsi dopo qualche giorno in un’altra città».
Non c’erano smarthphone per immortalare o condividere ogni momento in tempo reale sui social, eppure i ricordi sono ancora nitidi come fotografie: «All’epoca sia io sia mia sorella tenevamo un diario: ogni volta che lo rileggiamo ci divertiamo tra noi a ricordare quel periodo – racconta Francesca –. In generale ci siamo sempre trovate benissimo, non ci sono mai stati momenti in cui abbiamo corso rischi o percepito insicurezza. Sicuramente i tempi sono cambiati, non so come sia adesso – conclude –. Ma senza dubbio per un giovane di oggi può essere un’esperienza super divertente, si vedono tanti posti e si è liberi: ogni sera si decide dove andare il giorno dopo. In questo modo poi si impara anche a cavarsela con pochissimo».
Nel 1999
Un’estate di libertà con gli amici, con sacchi a pelo e tende, tra Francia, Belgio e Olanda. È il ricordo dell’Interrail di Andrea Peri, che nel 1999 a 17 anni partì per il grande viaggio con cinque amici di Castenedolo e Borgosatollo. «Al tempo avevamo una band: oltre alla voglia di viaggiare ci univa anche questo hobby – racconta –. È stata un’esperienza molto bella, che ricordo con grande gioia. La consiglierei a chi ha curiosità e ama il viaggio, perché dà la libertà di organizzarsi come meglio si crede. Noi per esempio avevamo prenotato solo la notte a Parigi, per il resto eravamo partiti all’avventura: c’era un programma di massima, ma poi una volta arrivati in un posto nuovo cercavamo la soluzione per dormire, in campeggi o in ostello. Ogni mattina si decidevano i percorsi e ci si orientava con le mappe delle città».

Il biglietto Interrail offriva un ampio ventaglio di possibilità. «Al tempo c’era un pass per viaggiare all’interno di tutta l’Unione europea e un altro con tris di Stati da visitare. Noi avevamo optato per questa seconda formula, scegliendo di visitare Francia, Belgio e Olanda. Il pass valeva 21 giorni e noi li avevamo sfruttati praticamente tutti. La maggior parte del tempo lo avevamo trascorso in Francia, in Olanda avevamo visitato Amsterdam e Rotterdam e in Belgio eravamo passati più velocemente. Questa flessibilità, con la possibilità di decidere dove andare e quanto fermarsi, era un po’ il sendo del viaggio».
Tra le tante esperienze vissute da Andrea e dagli amici Marco, Renato, Umberto e Francesco, anche un’eclissi di sole vista dalla «ville lumière»: «Avevamo di fermarci a osservarla a Parigi, nel quartiere Défense: è uno dei ricordi più nitidi che ho. Ma in Francia – aggiunge – oltre che nelle grandi città eravamo stati anche nelle località più piccole della costa, come La Rochelle o Le Mont-Saint-Michel. Per noi ragazzi di allora è stato molto bello avere l’opportunità di andare all’estero in autonomia, di vedere luoghi così affascinanti e di conoscere tante persone: attaccavamo bottone con tutti, arrangiandoci come potevamo con la lingua, nei vagoni dei treni, nei fast food e nei pub».
Dopo quello del 1999 Andrea non è più riuscito a ripetere l’esperienza Interrail, che gli è rimasta però nel cuore: «La consiglio vivamente ai diciottenni di oggi – conclude – anche per riscoprire la lentezza del viaggio e della scoperta con il treno, con cui si ha la possibilità di arrivare nel cuore delle città e di vivere il viaggio anche solo guardando dal finestrino».
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