Il mezzo secolo di Tornado, l’aereo che nacque da un’alleanza europea

Cinquant’anni fa, il 14 agosto 1974, il prototipo del cacciabombardiere Panavia «Tornado» staccava le ruote dalla pista di Manching, in Germania, dando vita al primo (e per ora più grande) programma di cooperazione europeo per velivoli militari, a cui ha fatto seguito quello dell’Eurofighter Typhoon. Sono oltre 950 i Tornado prodotti per Italia, Germania, Regno Unito e Arabia Saudita, a cui fu consegnato l’ultimo esemplare nel 1998.
L’origine
I Paesi fondatori del Consorzio Panavia (Italia, Germania e Regno Unito) scelsero il nome Tornado perché era identico in tutte e tre le lingue. La sigla iniziale di progetto, nel 1968, era Mrca, ovvero Multi role combat aircraft, ma, in realtà, nonostante un non proprio riuscito tentativo britannico di realizzarne una versione da superiorità aerea, il Tornado s’è rivelato eccellente, e per molti versi ancor oggi insuperato, nell’attacco al suolo. Grazie al Tfr (Terrain following radar), infatti, può volare ad altissima velocità a poche decine di metri dal suolo, seguendo in automatico il profilo del terreno, passando sotto la «cortina» dei radar (anche se in anni recenti, visto il diffondersi degli aerei radar che «vedono» dall’alto, sono state adottate quote maggiori, utili all’impiego di armamenti stand-off, lanciabili da lontano). E vanta prestazioni ancora eccezionali, come la velocità a bassa quota di 1.400 km/h e un raggio d’azione oltre i 1.100 km, portando sino a 9 tonnellate di carichi esterni.
L’impiego
In tale assetto ha effettuato oltre tre milioni di ore di volo, partecipando a tutti i conflitti e le crisi internazionali degli ultimi decenni: Libia, Kuwait e Iraq, Afghanistan, Kosovo e Bosnia Erzegovina. L’Italia ne aveva acquistati cento, entrati in servizio dall’agosto 1982, in versione Ids (Interdiction and strike) di cui 15 trasformati in Ecr (per missioni antiradar e di contromisure elettroniche). Il velivolo fu assegnato a più Stormi, ma oggi, in fase di sostituzione col caccia di quinta generazione F35, rimane in servizio solo col 154° e il 155° Gruppo del 6° Stormo di Ghedi. I Tornado che oggi volano ancora a Ghedi sono gli esemplari più recenti tra quelli acquisiti e tra il 2002 e il 2018 oggetto di un’importante serie di «Mlu», ovvero «Mid life update», aggiornamenti di mezza vita, volti ad aumentarne la durata strutturale e incrementare elettronica, sistemi di navigazione, visione notturna, ecc.).

Nel Bresciano
Dai vari interventi deriva una linea omogenea che con poco meno di quaranta esemplari è ancora in servizio a Ghedi. Sulle piste bresciane vedremo il Tornado ancora per anni: il «run out», infatti, era stato annunciato dal 2025, ma, sia per le consegne degli F35 che procedono col contagocce a causa della complessità dell’omologazione dello step Tr-3 del sistema di combattimento, sia per il fatto che i 15 Tornado Ecr sono abbastanza recenti (l’ultimo è stato consegnato nel 2018), è probabile che il bireattore Panavia voli con le coccarde tricolori sino al 2030. Gli faranno compagnia gli esemplari Luftwaffe, per i quali è stato deciso un ulteriore aggiornamento, mentre quelli della Royal Air Force sono stati frettolosamente pensionati.
Pensionato dopo 48 anni, il Tornado supererà la durata in servizio del mitico F104, rimasto in linea nell’Aeronautica per 41 anni. Ma non supererà un suo «coscritto», il famoso F16: decollato anch’esso nel 1974, (ma già costruito in oltre 4.500 esemplari) è ancora in produzione e raggiungerà di certo gli 80 anni di servizio. Ma non batterà il «dinosauro volante», il bombardiere strategico B52 Stratofortress: decollato nel 1952, sarà ancora in volo, aggiornato ed ora anche rimotorizzato, fino al 2050, un secolo dopo.
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